lunedì 10 febbraio 2014

Anna Kuliscioff. "L'uomo del socialismo italiano"

Secondo Antonio Labriola «a Milano non c'è che un uomo, che viceversa è una donna: Anna Kuliscioff». E in effetti pochi nomi hanno incarnato l’immaginario della sinistra italiana come quello di Anna Kuliscioff, su cui oggi si può leggere la nuova edizione aggiornata della biografia scritta da Maria Casalini, Anna Kuliscioff. La Signora del Socialismo Italiano, (Editori Riuniti, € 22,90, pp. 342). Storica dei movimenti e dei partiti politici all’università di Firenze, l’autrice racconta con rigore e freschezza di linguaggio la vita della donna che seppe incarnare l’ideale della lotta socialista combattendo contro i pregiudizi misogini non soltanto degli avversari, ma anche dei suoi compagni di partito. Non era facile per una persona di sesso femminile assurgere ad un ruolo preminente nella lotta politica tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima parte del Novecento, ma la Kuliscioff ci riuscì con la sua caparbietà e la sua intelligenza. Come si racconta molto bene nel libro la sua azione e il suo impegno, che si nutrì anche del legame sentimentale oltre che politico prima con Andrea Costa e successivamente con Filippo Turati, divenne parte integrante del socialismo della Seconda Internazionale. Si spiega così come attraverso la sua biografia si possa ricostruire tutto il tortuoso cammino che avrebbe compiuto il movimento socialista dibattuto tra l’impegno per l’uguaglianza sociale e la difesa dei diritti dei lavoratori, l’obiettivo rivoluzionario ma anche la volontà di entrare nelle istituzioni “borghesi” per contribuire da dentro il sistema al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. Originaria della Russia, influenzata dal populismo e da Bakunin, fu in Svizzera che la Kuliscioff entrò in contatto con il meglio del socialismo internazionale decidendo di aderire alla causa del riscatto dei lavoratori. L’incontro con personalità come Plechanov, come racconta la Casalini, l’avrebbe poi fatta avvicinare al marxismo e soprattutto ne avrebbe ampliato la visione in un’ottica ampia e cosmopolita, destinata a rimanere un tratto essenziale della sua azione politica. Sono queste le caratteristiche che, una volta trasferita a Milano, ne avrebbero costruito un’immagine quasi mitica tra i socialisti italiani. Il suo ruolo però, ed è uno dei meriti più importanti di questo lavoro della Casalini, si esplicò soprattutto nella capacità di declinare l’impegno a sinistra senza rinunciare a portare avanti le battaglie emancipazioniste per i diritti delle donne, che l’avrebbe poi spinta a laurearsi e specializzarsi in ginecologia e a delineare la prima proposta di legge sul lavoro femminile e dei fanciulli, presentata in Parlamento da Filippo Turati. Un atteggiamento che, come ben si spiega nel libro, non si sarebbe esplicato sempre con coerenza e in maniera lineare, con l’emergere progressivo di un certo distacco rispetto alla tematica femminile, come del resto imponeva il modus operandi dei maggiori dirigenti, di sesso maschile, del socialismo italiano e non solo. La personalità della Kuliscioff non può essere quindi osservata senza vederne le tante contraddizioni che ne attraversano l’esistenza anche in momenti particolari come la Grande Guerra o il Biennio Rosso, sino all’avvento del fascismo. In questo senso il volume permette di comprendere non solo le mille sfaccettature della protagonista della biografia, ma soprattutto quelle della sinistra italiana degli albori, le sue divisioni e le sue incoerenze di fronte ai mille rivoli di cui si componeva la vita politica. Una storia che, a ben vedere, forse non ci appare tanto lontana dal nostro presente.

Gianluca Scroccu
fonte: L'Unione Sarda, p. 12, sezione cultura

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