domenica 7 dicembre 2008

Il modo di fare politica ieri e oggi

Discorso alla Camera dei Deputati del 29 Aprile 1993
di Bettino Craxi


"Circa dieci mesi or sono prendendo la parola di fronte alla Camera dissi con franchezza cio' che un ex Presidente della Repubblica defini' poi come l'apertura di quella "grande confessione" verso la quale avrebbe dovuto e dovrebbe aprirsi, con tutta la sincerità necessaria, tutto o gran parte almeno del mondo politico. I giudici che mi accusano l'hanno considerata invece come una "confessione extragiudiziale" elevandola subito e senz'altro a prova di primo grado contro di me. Quella per la verità era ed è rimasta la sola prova di quell'accusa. Sempre che una dichiarazione una analisi ed una riflessione fatte di fronte al Parlamento possano essere considerate alla stregua di una prova penale. Ricordo che, ancor prima di allora, commentando a caldo le prime esplosioni scandalistiche milanesi che aprivano il libro dagli inesauribili capitoli apertosi poi un po' dovunque, mi ero permesso semplicemente di dire :"Su quanto sta accadendo la classe politica ha di che riflettere". Questa affermazione fu allora maltrattata come espressione di un atteggiamento intimidatorio, provocatorio, financo ricattatorio. In realtà non era difficile avvertire gia' da allora tutta la dimensione del problema che si era aperto, tutta la sua gravità e la sua complessità. Non era difficile cogliere la inutilità e l'errore di una difesa e di una giustificazione che non fossero improntate al linguaggio della verità. Per le responsabilità che mi competevano, per il ruolo che, per lungo tempo, avevo esercitato, di Segretario nazionale del Partito Socialista, io non ho negato la realtà, non ho minimizzato, non ho sottovalutato il significato morale, politico, istituzionale della questione che veniva clamorosamente alla luce riguardante il finanziamento irregolare ed illegale ai partiti ed alle attività politiche ed anche il vasto intreccio degenerativo che ad esso si collegava o poteva, anche a nostra insaputa, essersi collegato. Come si ricorderà ne parlai proprio di fronte a voi seguendo una traccia che stamane mi consentirete di riprendere.
Osservavo nel Luglio del '92:"C'è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E' tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalita' che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Bisogna innanzitutto dire la verita' delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna. Si e' diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la piu' viva indignazione, leggittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidita' e con efficacia. I casi sono della piu' diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralita' e di asocialita'. Purtroppo anche nella vita dei Partiti molto spesso e' difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette sia per la impossibilita' oggettiva di un controllo adeguato, sia talvolta, per l'esistenza ed il prevalere di logiche perverse. E cosi' all'ombra di un finanziamento irregolare ai Partiti e, ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti trattati provati e giudicati. E tuttavia, d'altra parte, cio' che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, e' che buona parte del finanziamento politico e' irregolare od illegale. I Partiti specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attivita' propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche e operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo (ndr. nessuno si alzo'): presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro". E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall'estero sarebbe solo il caso di ripetere l'arcinoto "tutti sapevano e nessuno parlava". Ed osservavo ancora:"Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato non e' e non puo' essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere ne' le correzioni che si impongono ne' un'opera di risanamento efficace ma solo la disgragazione e l'avventura. A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi piu' di un rimedio". Mi spiace che tutto questo sia stato, allora, sottovalutato. Tante verità negate o sottaciute sono venute una dopo l'altra a galla e tante ne verranno, ne possono e ne dovranno venire ancora. E mentre molti si considerano tuttora al riparo dietro una regola di reticenza e di menzogna, non si è posto mano a nessun rimedio ragionevole e costruttivo. Questo deve valere anche per i Partiti che se debbono continuare ad esistere come elementi attivi della democrazia italiana ed europea sia pure in un diverso ruolo ed in diverse configurazioni, debbono essere posti di fronte a nuove regole impegnative ed utili a rinnovare e a far rifiorire la loro essenza associativa e democratica.
Si e' invece fatto strada con la forza di una valanga un processo di criminalizzazione dei partiti e della classe politica. Un processo spesso generalizzato ed indiscriminato che ha investito in particolare la classe politica ed i partiti di governo anche se, per la parte che ha cominciato ad emergere, non ha risparmiato altri come era e come sara' prima o poi inevitabile. Era del tutto evidente che scavando e risalendo negli anni e persino nei decenni nella sfera delle forme di finanziamento illegale dell'attivita' politica, delle sue articolazioni, delle organizzazioni e competizioni elettorali, ogni giorno si sarebbe incontrato un episodio, un caso, uno scandalo. E così è stato. E così sarà. La lista delle indagini, delle investigazioni e poi delle controinvestigazioni, dei pentiti, dei pentiti a scoppio ritardato e dei contropentiti, delle rivelazioni vere o false, mirate o sapientemente mutilate, e dei rei-confessi per amore o per forza e' destinata a farsi interminabile. A queste si sono aggiunti fatti di corruzione personale che sono del tutto estranei alla responsabilità dei Partiti anche se pesano egualmente in tutta la loro gravità. Ma di tutte l'erbe s'e' fatto alla fine un fascio. Tutto si è ridotto ad una unica accusa generalizzata. Le campagne propagandistiche hanno ruotato sovente solo attorno a slogans ed a brutali semplificazioni. Di questo si è incaricata infatti parte almeno della stampa e dell'informazione, andando ben al di là dei diritti e dei doveri propri dell'informazione, deformando spesso oltre misura, esaltando le ragioni dell'accusa e mettendo di canto quelle della difesa, travolgendo senza alcun rispetto diritti costituzionalmente garantiti con difese divenute praticamente impossibili, creando sovente un clima infame che ha distrutto persone, famiglie e generato tragedie. La criminalizzazione della classe politica, giunta ormai al suo apice, si spinge verso le accuse piu' estreme, formula accuse per i crimini piu' gravi, piu' infamanti e piu' socialmente pericolosi. Un processo che quasi non sembra riguardare piu' le singole persone, ma insieme ad esse tutto un tratto di storia, marchiato nel suo insieme. Un vero e proprio processo storico e politico ai Partiti che per lungo tempo hanno governato il Paese.
Mi chiedo come e quando tutto questo si concili con la verita', che rapporto abbia con la verita' storica, con gli avvenimenti e le fasi diverse e travagliate che abbiamo attraversato e nelle quali molti di noi hanno avuto responsabilita' politiche di governo di primo piano. Davvero siamo stati protagonisti, testimoni o complici di un dominio criminale? Davvero la politica e le maggioranze politiche si sono imposte ai cittadini attraverso l'attuazione ed il sostegno di disegni criminosi? Davvero gli anni ottanta di cui soprattutto si parla, senza risparmiare i precedenti, sono stati gli anni bui della regressione, della repressione, della malavita politica che scrivono e cantano in prima fila tanti reduci dell'eversione, delle rivoluzioni mancate, delle rotture traumatiche che sono state contrastate ed impedite? Questa non e' altro che una lettura falsa, rovesciata mistificata della realta' e della storia. Chi ha condotto per anni una opposizione democrataica ha da far valere in ben altro modo tutte le sue ragioni.
Per parte mia, io non dimentico che negli anni Ottanta l'Italia ha rimontato la china della regressione, della stagnazione e dell'inflazione, è uscita dalla crisi economica e produttiva per entrare in un ciclo di espansione e di sviluppo senza precedenti toccando le punte di sviluppo piu' alte tra i paesi dell'Europa industrializzata. Si è trattato di un progresso forte, intenso, diffuso, che ha ridotto tante disuguaglianze e che poneva le basi per ridurne tante altre che ancora dividevano e dividono la nostra societa'. Sono gli anni in cui viene posto fine al capitolo dell'eversione militare, del terrorismo e delle sue code sanguinose. Sono anche gli anni di un nuovo prestigio internazionale, con l'Europa comunitaria che si amplia e si consolida e con l'Italia che entra a far parte del club economico ma anche politico delle maggiori Nazioni industrializzate del mondo occidentale. Tutti i cicli, come è naturale passano, entrano in contraddizione, si esauriscono, degenerano. Sono cosi' subentrati gli anni delle difficolta' e della crisi, che stiamo ancora attraversando. Ma gli effetti e le conseguente di un periodo critico sarebbero stati ben diversi e ben piu' onerosi se non avessimo avuto alle spalle il solido sviluppo realizzato nel corso degli anni ottanta ed un retroterra conquistato con un balzo in avanti poderoso.
I finanziamenti illegali ai partiti ed alle attività politiche non sono stati tuttavia una invenzione e una creazione degli anni ottanta. Hanno radici, come si sa, ben piu' antiche e ben ripartite tra le forze che si contrapponevano, in lotta tra loro, e sovente senza esclusione di colpi. Cosi' come nella vita della societa' italiana non e' nata negli anni ottanta la corruzione nella pubblica amministrazione e nella vita pubblica. La vicenda dei finanziamenti alla politica, dei loro aspetti illegali, dei finanziamenti provenienti attraverso le vie piu' disparate dell'estero, della ricerca di risorse aggiuntive rispetto poi ad una legge sul finanziamento pubblico ipocrita e ipocritamente accettata e generalmente non rispettata, accompagna la storia della societa' politica italiana, dei suoi aspri conflitti, delle sue contraddizioni e delle sue ombre, dal dopoguerra sino ad oggi. Non c'e' dubbio che un troppo prolungato esercizio del potere da parte delle piu' o meno medesime coalizioni di Partiti ha finito con il creare per loro un terreno piu' facilmente praticabile per abusi e distorsioni che si sono verificate. Ma onestà e verità vorrebbero che in luogo di un processo falsato, forzato, ed esasperato, condotto prevalentemente in una direzione, si desse il via ad una ricostruzione per quanto possibile obiettiva ed appropriata di tutto l'insieme di cio' che è accaduto. Si tratta di una realta' che non si puo' dividere in due come una mela, tra buoni e cattivi, gli uni appena sfiorati dal sospetto, gli altri responsabili di ogni sorta di errori e nefandezze. Trovo perlomeno singolare che sia stata liquidata con poche battute di circostanza, qualche pretesto e qualche falsa riverenza la proposta di una inchiesta parlamentare che abbracciasse l'arco di almeno un quindicennio della nostra storia politica. Il Parlamento avrebbe il dovere di farlo avendo esso stesso nella sua storia una montagna di dichiarazioni di bilanci di Partiti certamente falsi, di organi di controllo che non hanno controllato, di revisori che non hanno rivisto. Che tutto questo avvenisse senza l'insorgere di clamorose contestazioni e denunce e senza clamorosi conflitti, salvo casi sporadici ed aspetti particolari, significa che il sistema in funzione e le sue irregolarita' non solo erano in principio riconosciute, ma erano consensualmente accettate e condivise, almeno dai piu'. E' d'altro canto un sistema cui hanno partecipato e concorso, in forme varie e diverse, tutti i maggiori gruppi industriali del paese, privati e pubblici. Gruppi e società importanti nel loro settore e nella economia nazionale e in molti casi presenti e influenti anche sui mercati internazionali, gruppi potenti in grado di influire e di condizionare i poteri della politica e dello Stato. Di questi tutto si puo' dire salvo che siano state vittime di una prepotenza, di una imposizione, di un sistema vessatorio ed oppressivo di cui non vedevano l'ora di liberarsi. Si tratta di tutti i maggiori gruppi del paese, quelli che sono stati chiamati in causa e quelli che ancora possono esservi chiamati, anch'essi fornitori dello stato, tributari dello stato di sostegno di varia natura, tributari di appalti pubblici, esportatori, proprietari di catene giornalistiche, speculatori a vario titolo, se la verità, anche per loro, come c'e' da augurarsi, finira' prima o poi per farsi strada. Si tratta di condotte illegali del mondo imprenditoriale attuate con piena consapevolezza e responsabilità e con finalità di molteplice natura, di ordine economico aziendale commerciale ed anche di ordine pubblico a sostegno di un sistema, dei suoi diversi equilibri, della sua stabilita' complessiva, ed anche a sostegno piu' diretto di singoli membri di un personale politico con il quale mantenere rapporti amichevoli piu' impegnativi.
Illegalità nel mondo politico, illegalità nel mondo imprenditoriale. Ad esse si sono venute aggiungendo illegalita' nel mondo giudiziario. Una inchiesta giudiziaria è tanto piu' forte, accettata, rispettata, quanto piu' forte, rigoroso, lineare e' il rispetto della legge ch'essa si impone, senza prevaricazioni, arbitri, forzature ed eccessi di sorta. Si e' verificato purtroppo, e in piu' casi e ripetutamente tutto il contrario. Non c'e' fine che possa giustificare il ricorso a mezzi illegali, a violazioni sistematiche, clamorose e persino esaltate della legge, dei diritti dei cittadini, dei diritti umani. Non c'è consenso popolare, sostegno politico, campagna di stampa che possa giustificare un qualsiasi distacco dai principi garantiti dalla Costituzione e fissati dalla legge. Non la giustifica neppure l'assenza, l'insensibilità o il ritardo degli organi di controllo, la debolezza o il disorientamento delle difese, la barriera del pregiudizio negativo. Non lo ha visto e non lo vede, del resto, solo chi non lo vuole e preferisce, per opportunità, per superficialità o per calcolo voltare la testa dall'altra parte. Chi non ha visto le forzature macroscopiche e strumentali nella interpretazione delle leggi per giungere ad usare impropriamente i poteri giudiziari? Sin da quattro secoli in Inghilterra era stato scritto nel Leviatano "Se il giudice usa con arroganza il potere di interpretare le leggi, tutto diventa arbitrio imprevedibile. Di fronte ad un metodo del genere ogni sicurezza viene meno". Chi non ha visto gli arresti illegali, facili, collettivi, spettacolari e financo capricciosi, di fronte ad una civilta' del diritto e ad una normativa di legge che anche nel nostro paese considerava l'arresto una "extrema-ratio". Chi non ha visto le detenzioni illegali che fanno impallidire la civilta' dell'Habeas Corpus. Le detenzioni a scopo di confessione che sono tutto il contrario di cio' che e' riconosciuto ed accettato. Chi non ha visto le perquisizioni a scoppio ritardato, quelle in particolare delle sedi di Partito manifestatamente inutili ma utili, per la messinscena predisposta e per lo spettacolo denigratorio assicurato.
Sono all'ordine del giorno del resto le sistematiche violazioni del segreto istruttorio, ormai praticamente vanificato e inesistente o esistente solo in ragione di criteri discriminatori o criteri arbitrari dettati da interessi ed opportunita' di varia natura ivi comprese quelle politiche. C'è forse qualcuno che non ha visto la esemplare tempistica politica di determinate operazioni? Quando la giustizia funziona ad orologeria politica essa contiene gia' in se qualcosa di aberrante. Purtroppo c'e' anche materia per scrivere un capitolo sui diritti umani, sulla loro mortificazione e sulle loro violazioni. Affacciandosi, gia' mesi orsono, sulla realta' italiana, una missione internazionale composta di alti magistrati ed esponenti del Foro di Parigi, prudentemente, rispettosamente annotava in un suo primo rapporto :"I magistrati, incaricati delle inchieste sulla corruzione, applicano le disposizioni di legge relative alla detenzione preventiva in modo particolarmente 'estensivo'. Senza arrivare ad espressioni quali 'tortura' o 'inquisizioni' - pur usate da diverse personalita', non sembra si possa dubitare del fatto che la carcerazione preventiva sistematica di numerosi indiziati -molti dei quali presentano evidenti qualifiche di notorieta'- e che e' ufficialmente motivata dalla preoccupazione di un possibile 'inquinamento' delle prove, ha in realta' lo scopo di esercitare delle pressioni per ottenere confessioni di colpevolezza, o la denuncia di complici. Cio' che numerosi magistrati hanno ammesso pubblicamente sottolineando l'efficacia di tale metodo. Questa pratica, di carattere chiaramente repressivo appare in contraddizione sia con il disposto art. 275 del nuovo codice di procedura penale italiano che indica la detenzione preventiva come una misura coercitiva di natura eccezionale, sia con i testi internazionali esistenti in materia di tutela dei diritti dell'uomo". Nello stesso rapporto si legge che "Gli eccessi constatati nell'applicazione del codice di procedura penale nell'ambito delle inchieste in materia di corruzione sono ancora piu' preoccupanti perche' a tutt'oggi sembrano sottratti a qualsiasi tipo di controllo. In effetti la maggior parte dei ricorsi al Tribunale delle Libertà sono stati rigettati. L'opinione pubblica italiana che è molto favorevole alla repressione delle tangenti esercita sulla magistratura una notevole pressione, alla quale quest'ultima non è insensibile, e che raggiunge il risultato di rendere alcuni magistrati incaricati delle inchieste dei personaggi protagonisti al riparo da qualsiasi 'critica pubblica'". La stessa delegazione della "Federation Internationale des Droits de l'Homme" ancora osserva :"Il compito di 'purificatore' che taluni magistrati si attribuiscono e che essi pubblicamente proclamano, solleva problemi delicati nel rapporto tra potere giudiziario, potere esecutivo e potere legislativo; e non solo perche' molti politici sono oggetto della maggioranza dei procedimenti in corso, insieme ad industriali e uomini d'affare; ma per la distorsione di tali rapporti, che puo' andare oltre il caso specifico e determinare una preoccupante inclinatura dell'ordinamento democratico". Spiace doverlo dire ma le ripetute affermazioni di magistrati, talvolta solenni, talvolta sdegnate, che vogliono suonare come una proclamazione di indipendenza e di indifferenza rispetto alla politica, agli effetti politici, agli obiettivi politici, in molti troppi casi non convincono affatto e non possono convincere. Penso agli arresti alla vigilia della formazione di governi locali o dopo la loro formazione, alle retate di interi corpi amministrativi, alle operazioni di marca preelettorale, agli scoops in vista di precise scadenze politiche, alla disparita' di trattamento, che meriterebbero un approfondimento a parte, alle oculate selezioni, all'accanimento con il quale ci si e' mossi soprattutto in certe direzioni ma, allo stesso modo, non in altre. Un grande processo politico era preconizzato dagli ideologhi, magistrati e non, della rottura traumatica che sui loro giornali scrivevano :"Il sistema politico e' la culla piu' ospitale ed al tempo stesso la piu' formidabile difesa del crimine organizzato della violenza mafiosa e camorristica delle lobbies illegali". Leggiamo oggi una pubblicistica che si muove ad un passo financo dai testi della letteratura terroristica quando questa si scagliava contro il "regime politico-mafioso, DC-PSI", e contro "l'amerikano Craxi che si adopera per accelerare il processo di edificazione del SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali)", contro il "gangster Craxi che si propone come baricentro dello scenario politico". Contro un demone di questa natura allora tutto era possibile, tutto giustificato, tutto lecito.
Puo' capitare nel corso della storia che la violenza nell'uso di un potere sia necessaria ed inevitabile ma e' necessario allora che essa sia chiamata con il suo nome, sia riconosciuta ed esaltata come tale e non mistificata e proclamata in nome delle leggi o degli ordinamenti in vigore. In questo caso sapremo senza possibilita' di equivoci di essere di fronte ad una nuova forza, ad una nuova legge e ad un nuovo potere. Una "rivoluzione": cosi' sono stati definiti e cosi' molti concepiscono gli avvenimenti di casa nostra. Puo' darsi. Pero' allora è bene essere consapevoli che una rivoluzione è di per se sempre una grande incognita ed una grande avventura, ma soprattutto che una rivoluzione senza un ceto organico di rivoluzionari e' destinata solo a distruggere ed a preparare un fallimento certo. C'è stata violenza nell'uso del potere giudiziario, nell'uso dei sempre piu' potenti mezzi di comunicazione, c'è stato un eccesso di violenza nella polemica politica, nella critica, nel linguaggio, nei comportamenti. E la violenza non puo' far altro che generare violenza, nei giudizi, nei sentimenti, nelle passioni, negli animi. In quale democrazia del mondo, a memoria del secolo, inchieste giudiziarie, ed il clima esasperato che attorno ad esse è stato creato, hanno potuto provocare tanti suicidi, tentati suicidi e morti improvvise.In quale Paese civile e libero del mondo si sono celebrati in piazza tanti processi sommari,si e' assistito a tanti pubblici linciaggi e si sono consacrate tante sentenze di condanna prima ancora che sia stato pronunciato un rinvio a giudizio? Tutto questo non puo' non far riflettere. Doveva far riflettere, mi auguro che faccia riflettere.
Non credo del resto che la moralizzazione della vita pubblica possa esaurirsi con la denuncia ed il superamento dei sistemi di finanziamento illegale dei Partiti e delle attività politiche e con la condanna di tutte le forme degenerative che ne sono derivate. Non credo che solo in questo consista la questione della corruzione della vita pubblica. Non credo che il procedere in modo violento con l'inevitabile inasprimento dei traumi e dei conflitti che ne scaturira' potra' aprire un periodo ordinato e rigoglioso nella vita democratica. Non credo che per queste vie li Paese si incamminerà verso un periodo di rinascita economica,di riequilibrio sociale,di un rinnovamento politico ed istituzionale all'insegna di un grande decentramento dei poteri, nel consolidamento dell'unita' della Nazione,e insieme di riconquista di un prestigio internazionale tanto piu' necessario quanto piu' aspre si vanno facendo la competizione e la conquista di aree di influenza nel mondo. C'e' un problema democratico di rinnovamento e di ricambio della classe politica dirigente, c'è un problema di alternanza di forze nelle responsabilità di guida e di governo. E' un problema che deve essere risolto democraticamente, nel modo piu' trasparente e diretto, senza provocare il soffocamento del pluralismo politico e senza fare ricorso alla barbarie della giustizia politica. Una politica che fosse intrisa di demagogia e di ipocrisia, non sarebbe destinata a fare lunga strada. Cosi' come non e' destinato a farla chi ancora oggi continua a non usare il linguaggio della verità, per non parlare di chi si presenta di fronte al paese con l'aria smemorata, con i tratti di chi non sapeva anche cio' che avrebbe dovuto inevitabilmente sapere, di chi ha vissuto sino a ieri in preda a superficiali distrazioni, di chi denuncia nomenklature, ignorando la propria di cui continua a portare tutti i caratteri, e dimenticando il proprio ruolo, la propria responsabilità, di chi addirittura giudica dall'alto delle sue frequentazioni malavitose.
Il 2 novembre dello scorso anno moriva improvvisamente Vincenzo Balzamo, deputato al Parlamento, Segretario Amministrativo nazionale del PSI. Dopo settimane di angosce e di tensioni un infarto ne aveva stroncato l'esistenza. Solo pochi giorni prima aveva ricevuto un avviso di garanzia per gravi reati. Da quel momento dopo la sua morte nel giudizio degli inquirenti vengo considerato una sorta di successore universale di tutte le condotte addebitate all'On. Balzamo e vengo investito da una raffica di avvisi di garanzia per concorso in fatti veri o presunti attribuiti ai responsabili dell'Amministrazione del PSI. Purtroppo la scomparsa immatura dell'On.Balzamo lasciando un vuoto doloroso ci ha privato di un testimone essenziale e decisivo per tante vicende che costituiscono oggetto di indagine. Sta di fatto che fino alla sua morte gli inquirenti concludono con l'On.Balzamo il rapporto concorsuale nei reati che vemgono individuati. Alla sua morte coprono con me il posto rimasto vuoto. In assenza di qualsiasi elemento probatorio che possa legarmi agli atti ritenuti criminalizzabili, la traslazione di condotte altrui sotto la responsabilità mia personale in forza della carica che rivestivo e del vantaggio economico che il Partito ne ha tratto, è un fatto del tutto arbitrario ed inammissibile nel diritto penalprocessualistico. Ammenoche', data la straordinarietà del mio caso, non sia stato sospeso, e soltanto nei miei confronti, il principio di diritto della responsabilita' personale, sancito dalla Costituzione. La verità è che sin dall'inizio si è mossa contro di me una azione ispirata da un intento persecutorio evidente che numerosi fatti, che emergono dalla semplice lettura degli atti, provano e confermano in modo chiaro ed inequivocabile. L'obiettivo "Craxi" era un obiettivo politico primario e per tentare di colpirlo si è agito con la piu' grande determinazione e talvolta anche con la piu' grande spregiudicatezza, violando ripetutamente la legge e le stesse prerogative della immunita' e della inviolabilita' del Parlamentare. Di fronte alla Camera la Giunta delle autorizzazioni a procedere ha recentemente dichiarato che cio' che bisogna accertare ai fini della concessione dell'autorizzazione a procedere è "l'esistenza anche di un ombra di volontà di persecuzione". L'esistenza del "fumus persecutionis" per un principio di diritto che non puo' essere ignorato e cancellato, risulta confermata ogni qualvolta il magistrato giunge a compiere atti di indagine preliminare a carico del deputato prima della informazione di garanzia e prima della concessa autorizzazione a procedere. Ebbene, nel "caso Craxi" i magistrati incaricati dell'indagine senza la spedizione delle informazioni di garanzia e senza la autorizzazione a procedere, hanno con insistenza, con accanimento crescente e anche, a piu' riprese, con sotteso atteggiamento di coartazione, richiesto e elencato elementi probatori da porre a base delle accuse contro di me, presupposte in un teoreme gia' elaborato e per un obiettivo già ben delineato. Tutto questo è avvenuto sistematicamente a partire dai primi atti dell'inchiesta. Ne è scaturita in questo modo una massa ingente di indagini che sono state svolte su di me, illegittimamente, attraverso interrogatori, perquisizioni, sequestri, accertamenti patrimoniali, deposizioni testimoniali, acquisizione di atti. Si è proceduto ad accertamenti trasversali per violare il divieto di indagine in mancanza di autorizzazione a procedere al fine di costruire una ipotesi accusatoria irrimediabilmente viziata perche' costruita dalla sommatoria di una notizia di reato artefatta e da dati di riscontro formati e selezionati per sorreggerla.
Scendendo solo per un attimo nel particolare ricordo che si è giunti persino a sequestrare il conto del mio ufficio di Milano, amministrato dalla mia segretaria che e' a tutt'oggi privata della libertà. I giornali ne diedero subito grande notizia e grande risalto gridarono nei titoli "Otto miliardi trovati sul conto della segretaria di Craxi". In realta' quel conto in quel momento era praticamente in rosso, gli otto miliardi riguardavano l'insieme dei movimenti che su quel conto erano stati fatti negli anni precedenti. Si trattava delle spese generali dell'ufficio, di rimborsi spese fatti a collaboratori, di contributi versati a Centri Culturali, Centri politici sociali ed assistenziali, di spese elettorali e personali. Entrate e spese documentabili e perfettamente legittime. Sta di fatto che in questo modo si e' andati a spulciare l'attività che era passata per quasi un decennio attraverso il mio ufficio di Milano e la sua amministrazione, nella perfetta consapevolezza che si trattava di attività politiche e personali risalenti alla responsabilità di un Parlamentare contro il quale non si poteva procedere. Del resto il "Lei conosce Craxi?","Quali rapporti ha avuto con Craxi?","Dica che ha versato a Craxi" e ancora "Quale ruolo aveva Craxi","Chi incontrava Craxi?" è una lunga litania che si è snodata a lungo ed insistentemente attraverso gli interrogatori, di indagati ed anche di testi scelti a bella posta tra le persone dichiaratamente e notoriamente ostili. Si è cosi' indagato su di me e sulla mia famiglia, sulle mie proprietà, e si è trovato modo di indagare sui miei figli e sui miei parenti. Ma v'e' qualcosa di piu' e di ancor piu' grave. Contro il principio generale ed indiscusso, secondo cui la magistratura puo' indagare su di un cittadino solo in presenza di una notizia di reato che essa apprende direttamente ovvero attraverso denuncia, querela o informativa di polizia giudiziaria, con riferimento alla vicenda che mi riguarda, i pubblici ministeri milanesi hanno pervicacemente fatto ricerca di una pretesa notizia di reato sulla quale poter costruire il teorema evidentemente gia' prescelto. Siffatta metodologia di per se sola la dice lunga sul fumus persecutionis. Già insito nella costruzione di una accusa manifestamente infondata, esso è innegabile allorché, in un contesto minatorio,come quello legato a scarcerazioni anche immediate di chi si fosse reso disponibile a rendere le dichiarazioni desiderate dagli inquirenti,si riesca nel tentativo o semplicemente si tenti di selezionare le notizie di reato e di dotarle di un contenuto piuttosto che un altro. Se in tutto questo non è ravvisabile neppure "l'ombra" di un intento persecutorio allora diciamo pure che il fumus persecutionis è qualcosa di indefinibile,di inaccertabile,di inavvistabile e cioe' è un qualcosa che praticamente non esiste.Anche questo naturalmente lo si puo' decidere per ragioni politiche le piu' diverse,ma non per ragioni di verità e giustizia. Aggiungo che non saprei dire,almeno allo stato delle cose,che uso sia stato fatto,e se sia stato fatto,delle intercettazioni telefoniche e d'altri metodi d'ascolto.E' ben possibile che tutto sia perfettamente regolare.
Tuttavia non sono il solo ad aver avvertito la presenza come di una "mano invisibile", irresponsabile,illegale,che,come spesso avviene nelle situazioni confuse e traumatiche,si e' mossa e si muove allo scopo di intorbidire le acque e di rendere piu' agevole l'organizzazione e lo svolgimento di manovre di varia natura. Sta comunque di fatto che una "mano invisibile" in questi mesi trascorsi,simulando furti,ha provveduto a perquisire il mio ufficio, uffici di mia moglie, di mio figlio, locali della famiglia della mia segretaria , e, nella stessa notte, la casa dove abitava mia figlia a Milano ed il suo ufficio di Roma. Il "fumus persecutionis" ritorna ancora ben visibile quando l'indagine viene sistematicamente sottratta alla riservatezza ed al segreto istruttorio e consegnata,attivita' per attivita',e sempre con grande e singolarissima tempestività e con dovizia di particolari e di indiscrezioni di varia natura,all'informazione e alla stampa,dalla quale sono poi derivate molto spesso ed in molteplici casi deformazioni e distorsioni di portata e di genere vario e variopinto.Questo riguarda non solo i verbali degli interrogatori,o spezzoni dei verbali, subito diffusi,quando contenevano riferimenti ed accuse dirette e indirette contro di me. Riguarda persino le deposizioni testimoniali, la cui lettura è vietata anche al difensore della persona indagata, che, invece, in alcuni casi, sono state integralmente riferite alla stampa e da questa puntualmente pubblicate.E cosi' contro di me sono state deliberatamente alimentate nei mesi scorsi violente campagne denigratorie,di tale brutalità e di tale natura,da non avere precedenti almeno fino a quel momento,in tutta la storia della Nazione. Ho retto le maggiori responsabilità del Partito Socialista per sedici anni guidandolo in dieci campagne elettorali,ed egualmente per un lungo periodo ho partecipato e ne ho sorretto le responsabilità di governo. Delle attività della struttura nazionale del Partito ivi comprese quelle amministrative mi sono assunto tutte le responsabilità politiche e morali di fronte al Parlamento ed al Paese come era mio dovere di fare ma ho respinto e torno a respingere accuse che considero assolutamente infondate,pretestuose e strumentali ed una campagna di aggressione personale e politica che tutti hanno potuto vedere e valutare. Le accuse partono dal presupposto che il Segretario politico del PSI sia, non il "percettore materiale", indicati questi nell'amministratore,in suoi collaboratori o fiduciari, ma uno che, alla fine,leggo testualmente:"riceve". A tutte le attività che vengono descritte,iniziali e finali,e rispetto alle quali vengono elevate gravi imputazioni,il Segretario politico nazionale del Partito Socialista non ha invece mai partecipato in nessuna forma,in nessuna forma né diretta né indiretta è intervenuto e in tutti i casi citati,per favorire l'appalto di lavori, l'assegnazione di forniture, l'acquisto di immobili e quant'altro. Ad un certo punto venivano complessivamente elencati nelle accuse i nomi di quarantuno imprenditori e dirigenti di societa' private con i quali avrei concorso in azioni esecutive di disegni criminosi. Di questi quarantuno imprenditori e dirigenti di aziende, 38 io non li ho mai ne' visti ne' conosciuti, e con uno solo di loro ho intrattenuto nel tempo rapporti di amicizia. Vengono poi elencate 44 societa' di diversi settori produttivi in favore delle quali io sarei intervenuto in concorso di attuazione di disegni criminosi. Non sono mai intervenuto, ed in tutti i casi citati,e in nessuna occasione,in favore di nessuna di queste 44 società ne' ho intrattenuto rapporti con alcuna di esse,i loro uffici,le loro strutture e per nessuna ragione, ne', per questo motivo, con i "pubblici ufficiali" citati anche se spesso non nominati. Rispetto alla mia posizione i pubblici ministeri non hanno ricostruito fatti,ma solo presupposto un teorema che hanno tentato di supportare con atti di indagine adempiuti nell'ambito complessivo dell'intera inchiesta. Ma, in tutto l'insieme, non e' stato neppure avvicinato il livello minimo della garanzia di fondatezza. La sostanza delle accuse che mi vengono rivolte si basa solo su congetture e falsi sillogismi. Soprattutto una serie di condotte e di miei comportamenti che il PM si è preoccupato di evidenziare non raggiungono in nessun modo il livello della rilevanza penale come attivita' di partecipazione e quindi non possono costituire il fondamento di una responsabilità per concorso,cio' che rappresenta l'aspetto essenziale dell'intera impostazione accusatoria. Dei reati per i quali e' stata formulata richiesta di autorizzazione a procedere,io dovrei rispondere non quale autore materiale,ma come concorrente alla stregua dell'art.110 c.p.. L'argomento merita approfondimento, perché, anche a volere tenere ferme le coordinate in fatto postulate dal teorema che viene disegnato, la fattispecie concorsuale non puo' dirsi realizzata in base a regole di buon senso, ancor prima che giuridiche. La responsabilità penale a titolo di concorso, infatti,è rigorosamente legata al principio della personalita' di cui al comma 1 dell'art.27 Cost..Dal lato del c.d. concorso morale,si ritiene principio univocamente acquisito che non possa essere mai la mera posizione occupata da un soggetto a determinarne il coinvolgimento:il presidente o l'amministratore delegato di una S.p.A., il capo di una amministrazione pubblica, e via dicendo, non possono rispondere penalmente del fatto degli altri organi o persone in cui si articola l'organizzazione,nemmeno in materia contravvenzionale o colposa, secondo l'insegnamento giurisdizionale comunemente ricevuto,quando siano individuabili gli estremi della delega di funzioni. La tesi dei pubblici ministeri, se fondata,dovrebbe di per se' sola infatti giustificare la sistematica chiamata in causa di tanti altri segretari politici dei Partiti, perche' secondo quella tesi, il Segretario politico di quel Partito, in ragione della sua carica, sapeva o doveva supporre che finanziamenti illegali o irregolari erano diventati una fonte consistente di sostegno economico dei Partiti. Quando si tratta di impostare problemi di responsabilita' penale,dunque a titolo di concorso morale, per fattispecie di concussione, corruzione, ricettazione od altro,rispetto alle quali l'impianto accusatorio individua in altri, con sicurezza,l'autore materiale o comunque l'attuatore della condotta tipica, è tecnicamente impossibile affermare che,stante la posizione di Segretario politico del Partito e percio' solo, come sostanzialmente dichiarato nella richiesta di autorizzazione a procedere,non possa che in maniera automatica espandersi le responsabilita' ai reati presupposti. La verità è che è tecnicamente impraticabile ogni fattispecie concorsuale a mio carico per il titolo morale immaginato dalla magistratura milanese.In punto di diritto giurisprudenza,dottrina e prassi giuridica depongono univocamente in questa direzione. Da essa gli organi giudiziari inquirenti si sono allontanati per dimostrare una volta di piu' il fumus persecutionis coltivato nei miei confronti, tenuto conto della mia posizione politica ed istituzionale.
Prima di compiere il tragico gesto di togliersi la vita Sergio Moroni, deputato socialista, ha dichiarato:"E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere del nostro Paese, della sua democrazia,delle istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei Partiti (di tutti i Partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo". "Eppure non è giusto che cio' avvenga attraverso un processo sommario e violento per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito di vittime sacrificali.Né mi èestranea la convinzione che forze oscure coltivino disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la "pulizia"". "Un grande velo di ipocrisia condivisa da tutti ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei Partiti e i loro sistemi di finanziamento. C'è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate,muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste stesse regole". "Né mi pare giusto-continua Moroni-che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive,a cui è consentito distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto all'informazione ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie". "A cio' si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici che,ricercando un utile meschino,dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori". "Non credo che questo nostro Paese costruira' il futuro che si merita coltivando un clima da "pogrom"nei confronti della classe politica,i cui limiti sono noti ma che pure ha fatto dell'Italia uno dei Paesi piu' liberi". Quando Sergio Moroni si uccise un magistrato inquirente sentenzio' con parole ignobili:"Si puo' morire anche di vergogna". Dopo aver letto alla Camera la sua lettera-testamento, il Presidente rivolse a tutti un invito alla riflessione. Ebbene penso che questa riflessione dovrebbe ricondurre direttamente ed essenzialmente al valore della giustizia che deve essere rigorosa ma anche e sempre serena, equilibrata, obiettiva, umana. Nel mio caso la Camera puo' concedere o negare l'autorizzazione a procedere dopo aver accertato se nei miei confronti è stata violata una norma, o sono state violate piu' norme che proteggono i miei diritti di parlamentare e i miei diritti di cittadino. Mi auguro che gli onorevoli deputati vorranno farlo, nel modo piu' franco e libero, con tutto il senso di giustizia di cui sono capaci".

martedì 2 dicembre 2008

La malattia della Sinistra va curata con il Socialismo Europeo


Leggevo sui giornali che qualcosa sta accadendo nella Sinistra italiana. Che cosa? Ma non era tutto finito? Un magma ancora incandescente . Una lenta digestione(non si sa di cosa), che da tempo le sta lacerando le viscere. Sono morti gloriosi partiti, uno il PCI di vecchiaia e l'altro il PSI di morte violenta e precoce, ma lo shock post trauma ancora non è passato del tutto, anzi si è entrati in una lunga degenza curativa, avendo sperato che qualche buon medico la rianimasse dalla paralisi. Questo processo è durato da troppo tempo, quasi 15 anni! Ebbene la ripresa da questo malessere, non è ancora avvenuta, anzi credo proprio che molti medici vicino al suo capezzale non abbiano avuto la volontà di operare. Tutti i chirurghi sono stati accecati dall'illusione che qualche medicina governativa la aiutasse a superare l'impasse post-ideologico senza bisogno di un'operazione che la rimettesse in carreggiata. Le medicine, i paliativi e le stampelle non aiutano chi ha una malattia cronica, infatti non è risultata la migliore cura per ridestare il paziente. Di chi è la colpa? Io credo che sia una commistione di fattori, i quali agendo con il tempo hanno influenzato e aggravato la malattia. Un malessere, dicevamo, che - per quanto riguarda un primo fattore - è stato generato da due tipi di virus con un ceppo comune: il neomassimalismo alternativo di matrice comunista e il cattocomunismo riformista dell'Ulivo-PD . Entrambi sono le evoluzioni del gene PCI, cioè un'anima con una forma strana e deviante della Sinistra. Una Sinistra che è chiamata tale deve essere il cambiamento, deve avere in sé la volontà di rinnovare il Paese e non essere l'ultimo baluardo delle rendite di posizione conquistate nel tempo. Nel contempo il solo rinnovamento non basta, ma servono delle certezze che il cambiamento da solo non ti da, per questo la tradizione può dare una mano. Far capire chiaramente chi sei a chi vuole insieme a te cambiare il mondo, anche facendoti dei nemici lungo la strada. Questo è il compito di una moderna Sinistra. Nel mondo la Sinistra è sinonimo di progresso e non di conservatorismo come in Italia. Perché questo? La ragione una risposta me l'ha data: si passa dalla fase propositiva, quindi attiva, ad una passiva e conservatrice, se non si ha un programma o manifesto per la società; insomma un vero e proprio progetto di vita da condividere con gli altri. Sarebbe ingiusto attribuire tutta la colpa ai virus sopracitati e alla natura conservatrice del PCI, anche perché il corpo ospite (la Sinistra italiana) li ha prodotti e mantenuti al suo interno per lungo tempo. Un secondo fattore è l'incapacità della classe dirigente italiana nel dirigere e controllare le svolte del Paese, siano queste politiche, economiche e sociali. Ciò deriva dagli ultimi anni di formazione avvenuta in più settori non per merito, ma per cooptazione, fiducia, conoscenza o addirittura per bieco servilismo. Tutti sappiamo però, che non si può condannare solo la classe politica di questo malessere, ma si può allargare lo sguardo critico al complesso marchingegno educativo - tradizioni, costumi, valori, forma mentis italiana etc... - che plagia dalla nascita o devia nel corso della vita, i comportamenti degli italiani. Detto questo la classe politica è solamente lo specchio della società nella quale vive e i politici in Parlamento sono solo i legittimi rappresentanti di questa comunità.
Cosa fare? L'analisi del presente è negativa, ma il futuro diventerà convincente quando la Sinistra vorrà cambiare la società in meglio e lo farà con convinzione, quando avrà dei mezzi a sua disposizione adeguati. Quali sono? I valori, con i quali si sa bene da dove si è partiti in passato; le idee e i progetti per capire quale uso si vuole fare della politica, se personale o per il bene comune; una tradizione di solidarietà, giustizia sociale abbinata a moderne idee di libertà (economica e civile) e soprattutto una volontà di voler comunicare ed integrare le varie culture. Chi abbina tutto questo? In Europa esiste un gruppo che si chiama PSE, dove si mette a frutto il meglio del passato per capire con l'esperienza, quali sono le battaglie del futuro.
"Eppur il vento soffia ancora..." come diceva Bertoli nella sua famosa canzone. Si ha voglia di nuovo, ma necessariamente il tutto viene rapportato ad un cuore antico e glorioso, il cuore socialista.


mercoledì 29 ottobre 2008

Piero Calamandrei discorso in difesa della Scuola nazionale



'Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime...
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A 'quelle' scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. QUESTO è IL PUNTO. DARE ALLE SCUOLE PRIVATE DENARO PUBBLICO.'

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 Febbraio 1950

venerdì 24 ottobre 2008

Ma siamo sicuri che faccia bene alla sinistra rianimare il PD?


Vi sembrerà strano ma è vero, io non avevo mai sentito di un partito a vocazione maggioritaria che organizza una manifestazione ben sapendo che è minoranza nel paese, il direttore del Riformista dice bene:" Può sembrare un appello insensato: perché mai gli italiani, due terzi dei quali non votano il Pd, dovrebbero avere a cuore il Pd?". Soprattutto non riesco a capire la linea di questa manifestazione che ha un nome molto evocativo "Salviamo l'Italia", ma che non è ben vista nemmeno all'interno del PD stesso. Il retroscena della manifestazione del 25 ottobre del PD e la voglia di piazza di questo partito, ce la svela il siparietto tra Morando e Veltroni qualche settimana fa. La campagna di Veltroni in estate era volta a fare una grande manifestazione di massa, come non se ne vedevano dai tempi del PCI, senza però fare i conti con la legge ferrea della piazza. Di solito questa legge è cinica e pronta a tagliare le gambe (politicamente parlando) ai leader, perché quando si organizza qualcosa in un luogo pubblico per apparire forti e per rilanciare un'azione politica (in questo caso di opposizione), inevitabilmente questa lascia spazio alle critiche e soprattutto mostra il fianco alla controparte politica, che domanderà in modo impertinente "quanti siete?". Infatti queste piccole riflessioni sono state fatte nel PD qualche settimana fa e il portavoce ufficiale di questa paura latente fu Morando, il quale pubblicamente si lasciò sfuggire delle perplessità miste ad una voglia matta di disdetta della manifestazione. Il clima dunque non è dei migliori e la voglia di fare bella figura, cozzerà con i numeri reali dei manifestanti, dato il fatto che per essere riuscita veramente, questa manifestazione dovrebbe avere almeno un 1.000.000 di persone come minimo. La gente di Roma poi non accorrerà in massa e serviranno quindi pullmann specializzati che partiranno da tutta Italia per riempire il Circo Massimo (ricordo che i Genesis in un concerto lo scorso 14 luglio portarono 500.000 persone senza riempirlo tutto!!).
Non avevo mai letto poi, di una supplica di giornalisti per invitare o meglio pregare i cittadini a sfilare in piazza. Mi riferisco se non avete capito all'Appello agli italiani del Riformista del 23.10.2008, nel quale il direttore Polito con un modo disperato dice:"Lo sappiamo, è gracile e incerto. Ma la democrazia ha bisogno di un'opposizione. Perciò, per favore, andate in piazza sabato. Italiani, salvate il Pd". Il direttore poi si rende conto della situazione e dice che è un appello insensato, ma non come intende lui. Insensato secondo me è chiedere alle persone che si sono viste derubricare la parola Socialismo con i valori e le sue proposte sotto la voce 'rimasugli del XX secolo' a favore di un partito-coalizione senza anima e con una logica gestionale o di pura amministrazione politica. Insensato è dunque tutto ciò che serve ad aiutare un progetto che non parte dal basso - chiamandosi in modo erroneo "democratico" - ma si decide nella stanza del Loft. Insensato sta bene alla logica propagandistica delle primarie italiane, che siano esse dei giovani o dei vecchi poco importa, perché tanto ogni candidato è già deciso e prestabilito. Insensata diventa poi questa manifestazione che fa il verso alle vecchie manifestazioni della sinistra italiana senza però ricalcarne i tratti essenziali: il PD non è un partito a mio avviso di massa. Il PD è un contenitore politico posto di fronte al PDL, creato ad hoc in modo chirurgico. Non sta scritto da nessuna parte che questa cosa deve andare avanti e continuare. Io farei un parallelo tra scuola e PD: se io dico salvare non vuol dire che devo rimanere così come sono, anzi cerco di oppormi ad un moto ostile per creare e cambiare un qualcosa in modo che sia più efficiente e più efficace. Risponderei al direttore del Riformista in queste semplici parole l'appello casomai è un altro: cerchiamo di costruire una diversa opposizione, che sia di tutti e che non sia la linea dettata da pochi dirigenti all'ultima spiaggia!

martedì 14 ottobre 2008

Opposizione, fatela credibile


di EMANUELE MACALUSO



La manifestazione della sinistra radicale, che sabato scorso si è ritrovata in una piazza di Roma per contestare la politica del governo, è stata salutata da alcuni commentatori come una vera resurrezione.

Mentre altri l’hanno vista come conferma di un definitivo tramonto. Tuttavia a me pare che valutare il futuro politico della sinistra massimalista dal fatto che nella stessa piazza si ritrovassero sparpagliati leader e leaderini di quella sinistra, e con loro alcune migliaia di militanti delusi e arrabbiati, sia sbagliato.

Il dato vero, leggibile di quella manifestazione era l’assenza di una strategia politica. Francesca Schianchi sulla Stampa di domenica ci ha raccontato la manifestazione e abbiamo letto che Oliviero Diliberto ha detto che quel sabato era «il giorno dell’orgoglio comunista»; e Fausto Bertinotti è stato contestato perché aveva scritto che «comunista è una parola indicibile». È chiaro che l’ex presidente della Camera dava una valenza tutta politica alla parola «indicibile», ma è stata considerata la prova di una vergognosa abiura. I dirigenti del partito di Rifondazione comunista erano tutti presenti alla manifestazione, ma Vendola e Ferrero marciavano separati. Quest’ultimo vuole ancora «rifondare» il comunismo. Vendola pensa di unire le membra sparse di una «sinistra d’opposizione», con Mussi, Occhetto, Fava e altri. Con quale prospettiva non si capisce. Anche perché c’è già il Partito democratico, dove si ritrovano altri pezzi della sinistra tra cui D’Alema, Veltroni, Fassino e compagni, che si qualifica come opposizione e alternativa di governo. Un partito anch’esso anomalo rispetto alla sinistra europea. Infatti in Italia al partito del socialismo europeo aderisce solo il piccolo partito ora diretto da Nencini.

Ho fatto questa premessa per dire che la sinistra nel suo complesso continua a non capire due processi politici con cui fare i conti. Il primo attiene al fatto che con le ultime elezioni politiche in Italia il bipolarismo si è consolidato ma con una tendenza che va valutata bene perché si manifesta anche in Europa. Infatti nel nostro sistema a destra c’è un partito-coalizione (Pdl), alleato con una forza «anomala» come la Lega di Bossi; e a sinistra c’è un partito-coalizione (Pd) alleato con una forza anomala come l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Forze «anomale» che tendono a crescere anche perché hanno entrambi una cifra antisistema.

Il secondo processo, che si segnala anche su scala europea, è una seria difficoltà politica dei partiti socialisti (evidentissima in Inghilterra, Germania, Austria) i quali nelle elezioni perdono voti, ma non a favore della sinistra radicale, che perde terreno, ma in direzione opposta: i conservatori o la destra populista. Tuttavia i partiti socialisti, ancora una volta, mostrano di essere la sola forza di sinistra che cerca di fare i conti con le crisi e le trasformazioni del capitalismo, cercando di coniugare l’interesse generale con quello della difesa dei lavoratori e dei ceti più deboli. Lo fanno anche oggi che sono in difficoltà. Lo sta facendo in Europa Gordon Brown che sembrava ormai uno sconfitto. Del resto, in altri momenti i partiti socialisti, che sembravano essere stati messi fuori giuoco dalla destra di Reagan, della Thatcher o dai democristiani tedeschi di Kohl, hanno saputo rinnovare il loro patrimonio politico e culturale e tornare a governare i loro Paesi. Ebbene, fuori dai partiti socialisti europei, non c’è altro a sinistra che possa dare voce ai lavoratori e al tempo stesso guardare l’interesse generale della collettività nazionale e internazionale.

Quel che stupisce della manifestazione della sinistra radicale è la separazione di ciò che considera interessi del popolo da quelli più generali del Paese. Debbo dire che anche il Pd non giuoca bene la sua partita. Ha ragione Luca Ricolfi quando osserva che dire la verità, tutta la verità, su come stanno le cose è la premessa per essere credibili e per fare proposte adeguate ai fatti. E questo non c’è. La destra populista è quella che è, ma può essere ridimensionata se c’è un’opposizione credibile. Domenica, su la Repubblica, c’era uno studio di Ilvo Diamanti con sondaggi seri che ci dicono come il gradimento del governo, anche nel corso della crisi, è cresciuto ed è al 67%. Non penso che questo vantaggio si verifichi per particolari meriti dei governanti. Si verifica per il fatto che non c’è ancora un’alternativa credibile. La sinistra radicale da una parte e il Pd dall’altra mostrano una sostanziale impotenza. E temo che le «grandi» manifestazioni, quella già fatta e l’altra del Pd il 25 ottobre, legittime e certo da non demonizzare, in questo quadro servano proprio a confermare questa impotenza tutta politica. Volete o no ragionare sui fatti?

martedì 23 settembre 2008

[Welcome to the Jungle] Insicurezze post-moderne



“Ci dicono continuamente che nessuno è al sicuro ma questo lo sapevo già e non è mai stata una buona scusa per barricarmi dentro casa la tele accesa e la porta chiusa”. Ultimamente stavo sentendo questa canzone alla radio - sapete di quelle radio commerciali che noi snob della musica d’elite non ascoltiamo – che proponeva nel testo un non so che di intelligente e di graffiante. La canzone mi ha colpito, non solo per il ritmo tribale e coinvolgente, ma proprio le parole con cui si attacca questa povera società martoriata. Il testo in questione è tratto dalla nota canzone Safari di Jovanotti, non che sia un estimatore dell’artista, ma quando qualcuno propone delle idee originali abbinate a una lirica molto sentita, allora scatta nel pensiero dell’ascoltatore un momento di riflessione. Il tema trattato da Jovanotti non è di semplice risoluzione, anche perché numerosi studiosi (filosofi, sociologi etc…) hanno dibattuto sulla poca fiducia che ogni individuo ha ‘nell’altro’. La fiducia è alla base del ragionamento, dato che se questa viene a mancare, tutto si tramuta in un eccesso d’insicurezza che inevitabilmente porta a non uscire dalle proprie mura domestiche, perché non si conosce realmente chi ci stia accanto. L’uomo, però, è animale sociale e rimanendo dentro casa si priverebbe della sua caratteristica migliore: la comunicazione. Come può allora comunicare dentro casa? Ci sarebbero tre modi : il telefono, la televisione e internet. Internet è un modo di comunicare che permette all’individuo di interagire con il mezzo in maniera dinamica ed attiva, ma è ancora una prerogativa giovanile; mentre il telefono e la televisione sono ancora largamente usati dai più anziani. Essendo quindi ancora un mezzo diffusamente seguito dalle persone, allora molte di esse sono altamente influenzabili, dato che questo mezzo di comunicazione ‘spara’ idealmente delle informazioni che vengono meccanicamente inglobate nel sistema valoriale del soggetto che ne sta usufruendo. La comunicazione che s’instaura tra l’individuo-fruitore e il mezzo è un sistema passivo e statico, nel quale si è in balia di chi controlla il flusso di notizie. Se riprendiamo il concetto di solitudine dell’individuo nella propria casa, di cui facevo riferimento prima, si comprende come egli debba – per forza di cose- fidarsi dell’unico collegamento con la realtà esterna che abbia in casa, diffusamente usato. L’esterno come appare agli occhi dell’individuo sicuro in casa? La televisione – in particolare i telegiornali- in pochi minuti ci da una visuale del mondo esterno disgregato e rarefatto, poiché si sofferma su singoli eventi che hanno caratterizzato la giornata. L’opinione di ogni persona, nel vedere queste scene di morte e di distruzione, è quella di non fidarsi del mondo esterno perché pericoloso. Se sommiamo questi singoli giudizi di valore, capite bene che si crea un’opinione pubblica che ammette un concetto di società insicura e negativa. Come accade tutto questo? Questo sentire comune nelle società occidentali post-modernee - ovvero le democrazie occidentali e i paesi industrializzati e più progrediti - è stato analizzato molto bene da un sociologo di fama internazionale: Z. Bauman. I temi eterogenei sui quali si sofferma sono all’ordine del giorno: la crescente preoccupazione per la criminalità, la fine dell'ideologia, il reddito minimo garantito e via discorrendo. Tutti però si inseriscono in una riflessione unitaria sul ruolo della politica e dell'autonomia dei soggetti nel mondo contemporaneo. L’asse portante di questa ‘teoria della società post-moderna’ è la Globalizzazione che ha spazzato via il ruolo pubblico e ha ingigantito la sfera privata. In uno dei suoi ultimi saggi “In search of politics”, la conseguenza più grave della globalizzazione e con essa del liberismo sfrenato (con l'avvento dell'economia post-fordista) è la scomparsa dello spazio pubblico: come direbbe Bauman “l'agorà è stata invasa dall'oikos”. L’agora, che in epoca greca indicava la piazza principale, era il centro politico, luogo della democrazia per antonomasia, ma era contemporaneamente anche il luogo del mercato e il centro economico della polis greca. Oggi è stata ripresa come simbolo dell’azione pubblica, la cui funzione non è più assicurata da nessuno. Anzi teorie ‘molto all’avanguardia’ ci hanno demonizzato questo essere oppressivo (lo Stato) che schiacciava la libertà individuale e non permetteva quindi la piena realizzazione delle capacità umane. La grande opera di demolizione, che in economia ha raggiunto l’apogeo con le teorie liberiste, ha disgregato l’azione statale e la sua antica funzione di garante dei cittadini. Per Bauman infatti le nostre società sono dominate dalla ‘Insicurezza esistenziale’, quindi una “incertezza circa il proprio destino, sensazione che la propria persona si trovi costantemente in pericolo” tutto questo costituisce una cornice nella quale gli individui trascorrono le loro vite, incapaci di organizzarle e di costruirsi un'identità. La conseguenza? Voglia di uno Stato forte, che si faccia sentire su vari problemi, voglia dunque di uno Stato che detti legge e che possa mantenere le speranze dei propri cittadini, ma soprattutto che gli risolva i problemi.




domenica 31 agosto 2008

Mario Monicelli : “Ma l’Italia ora è alla deriva ”




"Il Maestro"Monicelli con i suoi 93 anni si racconta a Venezia in una interessante intervista fatta a Repubblica, proprio mentre presenta un documentario alla Mostra d'Arte Cinematografica. Il corto in questione si chiama "Monti" e tratta della vita in un quartiere storico di Roma, nel quale vive il grande artista. Secondo Monicelli esiste una crisi italiana e un malessere che circonda il mondo culturale moderno. Leggere schiarisce molto le idee:

Ma l'Italia ora è alla deriva

di CLAUDIA MORGOGLIONE by Repubblica.it

L’Italia di oggi? “Una barca alla deriva, dominata dal pensiero unico”.Il Sessantotto? “Divertente qui alla Mostra del cinema, ma per il resto fu una sciagura”.La situazione politica attuale? “Sta tornando il fascismo, sotto altre forme”.Il cinema di casa nostra? “Garrone e Sorrentino sono bravi, e tra vent’anni li celebrerete come adesso fate con me”.E’ un fiume in piena, Mario Monicelli. Classe 1915, maestro indiscusso della settima arte, porta una ventata di freschezza al Lido.Con la sua lucidità intatta, la sua verve, le sue battute da toscanaccio. Ma anche con il suo cinema: il cortometraggio Vicino al Colosseo c’è Monti, presentato oggi fuori concorso e da lui diretto, è stato adorato da pubblico e critici.Un omaggio al rione romano in cui il regista vive da tanto tempo, nato da un’idea di sua moglie, Chiara Rapaccini.

Monicelli, è davvero così affezionato a Monti?
“Sì, ci sto da anni. Anzi, la prima volta ci sono stato negli anni Trenta - lei non ci crederà, ma allora avevo già l’età che ha lei adesso. Trovai in affitto una camera ammobiliata: aveva l’ingresso scala, cioè indipendente, in modo da poterci portare anche persone non frequentabili. E poi ancora adesso, entrando nei negozi del rione, tutti mi accolgono in modo civile, senza particolare riguardo, e senza pretendere nulla da me. Mentre giravamo gli abitanti sono stati molto collaborativi, ma senza smancerie”.

La Roma di oggi è tanto diversa da quella della sua gioventù?
“E’ più grande, più affollata, con più divertimenti. Quando ci arrivai io, negli anni Trenta, dopo le nove e mezzo di sera era già tutto buio”.

Allora c’era il fascismo, come descriverebbe la situazione politica attuale?
“Forse il fascismo sta tornando: non esplicitamente, ma con un altro vestito. E sta tornando anche la povertà di allora: ma allora eravamo tutti poveri, oggi la povertà non viene accettata”.

Torniamo un momento sulla situazione politica italiana.
“L’Italia è una barca che due generazioni di classe dirigente hanno ormai portato alla deriva. Per salvarla ci vorrebbe un nuovo equipaggio. Dalla generazione precedente abbiamo ereditato la corruzione, che si prolunga fino a ora. Non c’è più musica, non c’è più letteratura, non c’è danza, c’è solo qualche sussulto al cinema. Ma in generale non c’è più nulla”.

Pensa che ci vorrebbe un altro Sessantotto, di cui quest’anno ricorre il quarantennale?
“No. Quella è stata una rivolta dei figli contro i padri: i genitori insegnavano loro a rispettare la scuola, a tirare la cinghia, mentre i ragazzi hanno detto ‘basta, divertiamoci, consumiamo’. E’ stata quella la generazione che ci ha trascinato nel consumismo attuale: la gente, invece di imparare a lavorare, pensa a comprarsi la Ducati”.

Eppure lei c’era, alla protesta sessantottina qui alla Mostra di Venezia.
“Sì, c’ero. Facevo parte dell’Anac, l’associazione degli autori che contestava la gestione dell’epoca. Facemmo una manifestazione alternativa, volevamo fare un cinema diverso. Fu divertente: ricordo Zavattini trascinato via, i distinguo di Pasolini… Allora almeno era un’Italia molto combattiva, oggi c’è il pensiero unico”.

E il cinema di adesso? Oggi qui a Venezia in concorso c’è il film di Ferzan Ozpetek…
“Lui è una persona stimabile, e poi la Sandrelli ha dichiarato che il suo è un film ‘potente’: un aggettivo meraviglioso”.

Eppure, finora, qui al Lido le opere più applaudite sono state il suo corto e quello di un regista centenario, Manoel De Oliveira.
“Aspettiamo che diventino vecchi anche Garrone e Sorrentino, ho visto i loro ultimi film, belli, o Virzì, Marra, Amoruso: e vedrete che applaudirete anche loro. Bisogna avere pazienza, ci vogliono altri vent’anni. Certo, non tutti i film possono venir bene: io ne ho fatti 65 ma ne vengono ricordati al massimo due, quindi 63 non erano buoni. Il problema è anche la distribuzione, gli esercenti sono dei bottegai. Insomma, siamo in mano ai salumai”.

E di De Oliveira, cosa pensa?
“E’ la mia ossessione: è più vecchio, più bravo di me, e ha fatto anche più festival. E più sveglio e attivo, perché viene dal circo equestre: non vedo l’ora che scompaia (scherza)! Io invece vengo dalla portineria, e faccio fatica anche a camminare a Monti”.

Ha altri progetti dietro la macchina da presa?
“Per adesso non sto lavorando. Ma spero ancora di realizzare un’idea che ho in mente da cinquant’anni, senza riuscire mai a farla. Non ho voglia però di parlarne, sembrerei presuntuoso”.

Un consiglio ai giovani cineasti?
“Scegliere storie di una semplicità elementare, che è la cosa più difficile. Non mettere troppe cose e troppi personaggi nel tentativo di renderle interessanti. Sono le storie semplici che nel tempo continuano a emozionare”.

(30 agosto 2008)

domenica 17 agosto 2008

Essere "Per il Socialismo Europeo" non vuol dire essere Socialista?


Sono fermamente convinto del pensiero di Virigina Wolf, la quale diceva che "In solitudine, prestiamo un'attenzione appassionata alla nostra vita, ai nostri ricordi, ai dettagli che ci circondano". Nel mio piccolo lo faccio quotidianamente, a volte in modo positivo e costruttivo a volte no. Chissà se la gente a cui mi rivolgo si accorgerà, in solitudine, degli errori fatti e li analizzerà in maniera scrupolosa e critica?!
Il problema che la mente ha analizzato è il seguente: può un soggetto prodigarsi per un fine o un obiettivo finale, ma allo stesso tempo non rimanerne strettamente legato per paura che la categoria in cui verrà inserito non gli piaccia? Della serie, possono due persone fare lo stesso lavoro solo che uno sceglie di chiamarsi meccanico e l'altro esperto nelle tecniche motoristiche per un assetto stabile del veicolo? Vi dico però che esiste codesto artifizio linguistico e l'ambiente dove se ne abusa è il terreno partitico. Perché direte voi? Perché di solito sono due i motivi: non si vuole ammettere di aver sbagliato in passato oppure non piace la strada che si sta percorrendo. Diciamo che del primo tipo sono tutti coloro che nel passato hanno sempre riflettuto prima con l'onore e l'ottusità e mai con la ragione, allora perché dovrebbero farlo adesso? I secondi invece sono più acuti dei primi, infatti vedendo il netto declino delle loro idee giovanili e capendo dove sta andando il mondo, cercano di coprire un pò di rughe politiche con il make-up ma sono attratti solamente da incarichi. Ritornando all'analisi, esistono molti esempi, ma il più lampante è questo: essere per il socialismo europeo ma non chiamarsi socialista. L'immagine che ho scelto, focalizza due modi simili ma lontani di vedere la cose, sta a noi capire il fattore che rende possibile questo. Gavino Angius ex senatore DS e Fabio Mussi ex deputato DS, la pensano in maniera simile ma nei fatti sono diversi perché? L'antefatto è che i DS (ex partito di entrambi) erano a Strasburgo nel gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo ed entrambi nella loro uscita dai DS - prima di fondersi con La Margherita per fare il PD - si erano ripromessi di creare un partito ad hoc. Angius vuole il Socialismo Europeo in Italia e aderisce ad un partito, il Partito Socialista, mentre Mussi vuole il Socialismo Europeo in Italia ma fonda un movimento chiamato Sinistra Democratica Per il Socialismo Europeo. Fino a qui solo una divisione sui mezzi, ma perché mentre il primo si definisce 'socialista', il secondo si deve definire 'per il socialismo europeo'? La paura di chiamarsi socialista fa molte vittime illustri in Italia, non ultimo D'Alema eletto con il PD ma leader maximo dell'Associazione dei RED (Riformisti e Democratici), che ancora pensano al PSE. La mente diffida dalle persone, le quali usano marchi e loghi solo per apparire agli altri sotto un'altra veste.



mercoledì 16 luglio 2008

Problemi di immunità




















Giustizialisti vs garantisti e poi magistrati vs politici, ma soprattuto Immunità si o Immunità no?
Citava la nostra Costituzione nell'art.68 prima della modifica:

Comma 1: I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni (1).
Comma 2: Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nel­l’atto di commettere un delitto per il quale è pre­visto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Comma 3: Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza".


Come si può cambiare opinione sull'immunità parlamentare? Dal 1992 ad oggi se ne sono dette tante, ma i padri Costituenti avevano
già previsto questo tipo di istituto giuridico; il fatto che lo abbiano precisato poi per iscritto, è un dato che deve essere preso seriamente in considerazione. Come mai dei signori distinti avevano avuto questa? La domanda non è semplice ed è corretto parlarne in questi momenti drammatici.
Per prima cosa la ragione deve riflettere sul fatto che, in un sistema di pesi e contrappesi - come è il sostema democratico di stampo occidentale- non è possibile che le passioni, in un determinato momento storico, possano far cambiare una norma costituzionale. Tale scelta potrebbe in questo modo farpredominare un potere su un altro (in questo caso quello giudiziario su quello legislativo e poi di riflesso anche quello esecutivo). una seconda riflessione è che credo veramente che siamo di fronte al nocciolo della questione: il privato cittadino può essere comparato ad un politico nelle pieno delle sue funzioni? Soprattutto se si è nel sistema di pesi e contrappesi di cui parlavo prima? Bisogna fare un breve excursus storico per capire il tutto. Viene alla mente subito i ruoli invertiti rispetto al 1992, tra accusati ed accusatori. I partiti - in quel periodo disastroso per il nostro paese - per paura di perdere i voti della piazza inferocita, scelsero di rivedere l'art.68 cost. Q
uello che la ragione non capisce - anzi sta tentando di sezionare le parti dell'oggetto preso in questione per comprenderlo bene - è come mai si è lasciato che l'Ulisse si slegasse per seguire il canto delle sirene. Chi erano costoro che lo hanno permesso? La ragione sbigottisce e rivede nella folla 'pamplonesca', partiti che adesso - chi all'opposizione e chi al governo - si erano battuti per rendere egualitario il trattamento davanti il giudice tra cittadino e politico nel clima di affossamento del garantismo. Allora deve essere necessariamente egualitario questo rapporto? Siamo di fronte, cari razionalisti, al fatto che è sancito costituzionalmente dall'art. 3 cost. che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", ma allo stesso tempo si comprende bene come tale uguaglianza sostanzialmente sia flebile, anzi molto fragile rispetto alla giustizia italiana. Io artigiano se commetto un reato penale posso essere giudicato allo stesso modo di un politico che ricopre incarichi esecutivi o nella sua funzione legislativa o ricopre un ruolo esecutivo importante? Ovviamente non ci deve essere immunità tout court, ma santa pazienza un sistema che non sbatta un politico 'delturchianamente' in prima pagina, come se avesse ammazzato qualcuno, ci dovrà pure essere. Ai posteri razionalisti l'ardua sentenza.


(1) Così sostituito dall’art. 1 della l. cost. 29 ottobre 1993, n. 3.

venerdì 27 giugno 2008

Prometto di dire la verità nient'altro che la verità.
















Un governo appena insediato che non rispetta
le promesse fatte in campagna elettorale si commenta da solo. Tali promesse sono scaturite da un magnanimo gesto altruistico? Sono state proposte per il bene collettivo e quindi per l'interesse generale? Non so rispondere. Quando però vediamo un sostanziale scollamento tra le promesse e l'agire governativo, la mente razionale si rende conto (in ritardo) della svalutazione netta della campagna elettorale negli ultimi 15 anni. In principio dal 1994 esisteva un solo contentore politico che s'interessava di fare grandi promesse agli italiani, un favoloso specchietto per le allodole, nel quale si garantiva che la propria prospettiva di governo poteva diventare un modo per creare un magnifico "Paese dei balocchi". La propaganda politica quindi da quel momento ha perso di efficacia, di contenuti , di idee che facciano sperare la gente nel futuro. Farla sognare però non vuol dire presentarle un mondo distorto, dove si stacca la spina dalla realtà solo per un momento e cioè quello delle elezioni. Si sogna, se si sanno in maniera chiara e trasparente i dati reali. Ci ritroviamo oggi però, a sperare di cambiare continuamente l'Italia con il nostro voto, dandolo ad una speranza chiamata "opposizione". Hanno chiamato questo il sistema dell'alternanza. Dicono che è la migliore medicina per curare l'azienda Italia, ce l'hanno anche gli americani! Non mi pare che sia una soluzione adeguata alla nostra piccola realtà con una classe dirigente di queste proporzioni. Il futuro dell'Italia non sarà per tutti ma per pochi, se le promesse la faranno da padrone.

martedì 17 giugno 2008

Essere opposizione...















Come si dovrebbe comportare l'opposizione dei vostri sogni, in un Parlamento? Di solito un'opposizione deve essere sempre un insieme coeso ed unito. Io credo che quindi debba essere prima di tutto un partito. Poi vengono delle caratteristiche base che si possono sintetizzare su alcuni punti essenziali quali: principi e valori, regole interne e leader che sappia garantire tutte le varie sfaccettature interne del partito. Insomma delle cose in comune che siano condivise dal gruppo parlamentare. Rischierebbe un gruppo non unito di andare ad infrangersi con una altro gruppo ben più solido e compatto? Io credo di si e la similitudine adatta sarebbe: "come un'onda sugli scogli". Possiamo riscontrarle in Italia, quelle caratteristiche che ho detto sopra? Io credo di no. Per il primo punto, mi viene da pensare che non ci siano esperienze comuni tra i vari membri del gruppo parlamentare dell'opposizione. Non è difficile da capire quello che sto dicendo. Prendiamo l'esempio in Europa: esistono opposizioni deboli? Mi pare proprio di no. Come fanno a fare opposizione? Sanno chi sono, che cosa vogliono nel futuro - non improvvisando mai - e quindi sanno come mettere in difficoltà la maggioranza di governo. Mi spiego meglio: voi sareste più sicuri di contrastare qualcuno sapendo cosa siete (valori, principi e morale) e che cosa volete fare nella vita oppure senza nessuna di queste cose che ho detto? Io sinceramente sapendo cosa sono e che cosa voglio fare, sarei portato a far valere le mie idee in un contradditorio. Riportando il tutto in generale, un gruppo politico sarebbe portato a far valere le proprie tesi per riformare la società secondo i suoi dettami. Chi non è nulla - anzi ha deciso di abiurare il proprio passato - non lo può fare e si vede costretto ad essere l'ombra di chi è più sicuro di lui. Segue quindi l'altrui ordine del giorno cercando di far bella figura.

giovedì 12 giugno 2008

Le contraddizioni degli italiani part.1



















Parlando con un amico americano - lui non è proprio americano ma la sua famiglia si è trasferita quando aveva 7 anni dall'Irlanda negli USA - ho capito ed ho riflettuto molto sull'utilità del confronto con altre realtà al di fuori dell'Italia. Occhi esterni che in questo momento possono dirci come è visto questo povero Paese. Mi diceva, "Lo sai che in questi giorni è venuto Bush in Italia?" ed io in maniera molto snob e preparata "Si lo so! Che casino hanno bloccato tutta Roma" e lui di rimando "Si si è vero! Pensa, stavo lavorando e ad un certo punto è venuta la moglie di Bush, Laura Bush, al palazzo affianco al mio, presso il WFP (World Food Programme)". Io in maniera euforica gli chiedo come fosse e lui "Beh come al solito appariscente e basta, nulla più. Scusa se cambio discorso, ma sembra che gli italiani adesso sono molto amici degli USA, ma gli altri paesi europei che ne pensano?". Gli rispondo in questo modo in calcio d'angolo "Penso che Berlusconi stia passando troppo per amico di fiducia di Bush e dia poco importanza al grande progetto europeo. Punti di vista diversi dalla sinistra, che in teoria dice di gradire maggiormente l'Unione europea, poi nei fatti la sua politica estera è ancorata agli USA. Lo sai che Bush sia a destra che a sinistra non è molto amato? Certo adesso che mi ci fai riflettere molti italiani sono anti-Bush". Il mio amico sorpreso allora prende la parola e dice "Davvero?Ma come! Ma se hanno votato Berlusconi!", in tono stizzito. Io allora non capendo molto la sua esclamazione rispondo "In che senso scusa?"e lui ancora più impettito "Ma in che modo votate in Italia? Scusa ma molte persone sapevano che votandolo avrebbero legato di più la sorte dell'Italia alla politica estera degli USA? In poche parole, votando lui avrebbero detto si ad un nuovo contributo italiano in Afghanistan e in Iraq"!
Rimango un pò perplesso. La morale dagli yankees! L'amico americano però mi aiuta a capire molte cose con quello scambio di battute. Capisco che gli italiani possono essere a favore della pace, ma nel contempo in maniera indiretta possono essere favorevoli alla guerra. Lui allora vedendomi in difficoltà mi dice "Magari è perché nell'agenda politica italiana, in questo momento, si è voluto mettere in secondo piano la politica estera". Io allora in tono di revanche "Si per la sicurezza! Dicono che Roma è la città più insicura d'Italia"! Mi sento molto impacciato a parlare di politica con lui per il fatto che è molto preparato sulle notizie, ma questa non la conosceva proprio ed esclama: "Nemmeno per scherzo, che dici! Roma insicura? Cosa? Ne hanno fatto un tema di propaganda elettorale?!! Certo solo voi potevate cascarci! Dicono che l'Europa sia la patria della Ragione, ma vedo che le superstizioni non mancano mai e regnano ancora, l'Italia è l'esempio"! Dopo il suo momento, gli dico che l'insicurezza è molto viva nello stato d'animo degli italiani, è qualcosa che si avverte nell'aria e si riflette nella crisi con i rom ed i romeni. "Non bado a queste cose, perché scambiare i rom per i romeni vuol dire non essere a conoscenza di cosa ci sia fuori dai confini dell'Italia", come dargli torto, stava dicendo cose condivisibili. "Nemmeno un bambino potrebbe addossare colpe sue ad un altro bambino, così gli italiani non possono addossare le proprie colpe ed i mali sociali verso lo straniero di turno"!
E' vero! Come quando si addossava la colpa nell'Est europeo allo straniero o all'ebreo di turno. Si cercava di cancellare i mali dalla società con spedizioni punitive (pogrom). Un rito magico, un modo per espellere la negatività e dirigerla - per sfogare la rabbia repressa - all'oggetto che conta di meno nella scala sociale.
Ma deve sempre servire una persona non-italiana a capire cose così semplici? Sempre le stesse parole per dire in fin dei conti che siamo dei provinciali. Fiumi di parole per farci fare brutte figure!La storia si ripete sempre!
Quando non sei dentro ad un contesto ideologizzato, vedi sempre le cose in maniera giusta oculata e saggia.

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