Vincere così (ma poi che vuol dire vincere in politica oggi?!...) dovrebbe far riflettere in molti. Ci fai poco a governare ben sapendo che sei già in minoranza nella Regione. Basta veramente poco, a perdere il consenso. Ma quale consenso poi? Non si può avere la legittimazione con questi risultati regionali 2014 e con questa percentuale di votanti, e sicuramente non la si otterrà con il passare del tempo. Parliamo di dati magri, anzi magrissimi, che non lasciano scampo. Le due "vittorie" - o il "2 a 0" come ama definirlo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi - sono due piccole vittorie di Pirro (era una, ma calzava a pennello) che non hanno grande senso se non per legittimare una situazione che non esiste e far avvicinare sempre di più l'Italia verso una Postdemocrazia divisa in oligarchie politiche e regionali.
Andiamo per gradi: in Emilia Romagna il dato è impressionante, il neoeletto Bonaccini (PD) è stato votato dal 49,1% con un affluenza del 37,7%! Solamente nel 2010 quando fu votato l'allora Vasco Errani, l'affluenza era al 68,06%. In Calabria la situazione non è stata migliore, Oliviero (PD) ha preso il 61,06% su un affluenza del 44,08%, in flessione rispetto alla precedente consultazione nella quale i votanti furono il 59,26%...
Con questa tendenza all'astensionismo polemico, dovrebbe insegnare qualcosa l'elezione del sindaco di Roma. Il sindaco fuori dagli schemi, quello di "Roma non è politica" e sempre quello che è stato votato da 664.490 elettori (il 63,93%), ma con il 44,96% di affluenza alle urne. Ricordo che Roma ha 2.868.104 milioni di abitanti. Oggi invece, è sotto la lente d'ingrandimento della contestazione perenne, con un consenso ai minimi storici. Insomma Marino docet. Questa analisi tiene conto anche della congiuntura non proprio favorevole in cui il Governo Renzi è incastonato. Un governo nazionale che nella storia parlamentare italiana è sempre stato in minoranza nel Paese, soprattutto ora con le riforme che dovrà proporre sul lavoro. Non vedo un futuro tornito e roseo come le guance della Boschi. Avrà per forza bisogno di una più larga legittimità popolare che in questo momento non c'è e dovrà richiederla solamente ricostruendo la propria base elettorale ovvero cercando di riannodare i fili del rapporto con il sindacato. In conclusione, due sono le ragioni per una sottovalutazione del genere del dato elettorale: la prima è la malafede ovvero si va avanti, pur sapendo, si fa finta di niente. Questo è un errore politico. La seconda è la prosopopea degli ingenui dettata dall'inesperienza, ma proprio perché sono tali, crolleranno senza saperlo ed è ancora di più sarà un errore politico.

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