Con la vicenda
greca e il referendum annesso si è scatenata come sempre una campagna mediatica
che ha toccato aspetti strettamente pertinenti alla grave situazione
determinatasi, ovvero sulle questioni della gestione del debito greco, della
finanza europea, del ruolo delle banche.
In concomitanza a queste tematiche si
sono sviluppate analisi e riflessioni sul ruolo di Tsipras e Varoufakis ma non
solo sugli aspetti pertinenti alle scelte politiche ma anche al loro
atteggiamento a come nei fatti si imponevano come leader moderni in alternativa
al passato incarnato da Merkel e
Hollande, per non parlare poi di Junker e Schäuble. Ora a subire le critiche
del caso è stato anche Matteo Renzi, il “rottamatore”, considerato politicamente vicino più alla
Germania che alla Grecia. L’aura di innovazione e di “modernità” è stata quindi
messa in discussione dopo due anni e mezzo
dall’avvio del nuovo esecutivo, anche per l’ultimo “enfant prodige”
della politica italiana.
A produrre l’attacco al leder
toscano sul versante della comunicazione e della”modernità” è stato Carlo
Freccero, il quale in una intervista sottolinea che Renzi ha perduto smalto,
sia a causa dell’immagine che dei contenuti. A Renzi viene contrapposto
Varoufakis come esempio di concreta innovazione, perché veste con la maglietta
e va in moto. Quindi Varoufakis secondo questa analisi incarna la nuova
“modernità” vincente. Vorrei sottolineare che in termini di proposta politica o
meglio di politica economica, Varoufakis non mi pare che abbia dato un
contributo innovativo per il quale essere ricordato, dopo che sarà superata
l’attuale fase della crisi greca. Forse sarà ricordato più per le camicie
indossate sopra i pantaloni e per la motocicletta, ma credo che ciò non
determini una inversione strategica nelle politiche economiche e finanziarie
della UE.
Senza voler sembrare un tifoso di
Renzi si può affermare che il governo attuale ha messo in cantiere politiche
(che possono essere condivise o meno) che però incidono su aspetti reali
del sistema economico e politico italiano: riforma PA, riforma della scuola,
riforme istituzionali, riforma del lavoro, riforma fiscale, politiche per la
ripresa (aumenti delle retribuzioni e sgravi alle imprese). Ciò che mi stupisce
nel leggere certe analisi è il fatto che si voglia coniugare la questione dei
contenuti politici con la forma nel quale vengono espressi, che per essere
vincente, deve essere innovativa. Freccero parla proprio di un vero e proprio
processo di marketing . Il concetto di modernità è uno dei concetti più ambigui
che ha imperversato nel ‘900 e che ancora non si riesce a debellare. La
modernità ad esempio è stata la linfa delle avanguardie artistiche, letterarie,
musicali, dello scorso secolo.
In particolare il futurismo
faceva leva proprio sulla lotta al passato all’odio per i musei, per la
letteratura romantica, per le regole della società in generale. Mentre il
futurismo russo guardava alla rivoluzione proletaria, poi sfociata nel 1917
nella rivoluzione d’ottobre (tradita e uccisa subito dopo pochi anni), il
futurismo italiano, con la sua idea di modernità e lotta al vecchiume, è nei
fatti diventato strumento di supporto ai disagi della gioventù intellettuale,
che poi sarebbe andata al fronte nella prima guerra mondiale. Quella gioventù,
dopo la guerra, avrebbe trovato nei fasci di combattimento di Mussolini il
referente primario alle loro pulsioni antisistema.
Dunque la modernità non produce
come alcuni credono un passaggio obbligato verso nuove e positive evoluzioni
sociali in senso progressista. C’è anche la modernità che produce involuzioni
sociali, che produce una cultura reazionaria. Concludendo. Un leader in giacca
e cravatta non è di per sé simbolo di conservazione, così come un ministro
dell’economia in maglietta e che viaggia in moto non è simbolo di una nuova
politica a favore delle masse popolari.
BRUNO PIEROZZI

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