venerdì 10 luglio 2015

Comunicazione politica e modernità

Con la vicenda greca e il referendum annesso si è scatenata come sempre una campagna mediatica che ha toccato aspetti strettamente pertinenti alla grave situazione determinatasi, ovvero sulle questioni della gestione del debito greco, della finanza europea, del ruolo delle banche. 

In concomitanza a queste tematiche si sono sviluppate analisi e riflessioni sul ruolo di Tsipras e Varoufakis ma non solo sugli aspetti pertinenti alle scelte politiche ma anche al loro atteggiamento a come nei fatti si imponevano come leader moderni in alternativa al passato incarnato da Merkel  e Hollande, per non parlare poi di Junker e Schäuble. Ora a subire le critiche del caso è stato anche Matteo Renzi, il “rottamatore”,  considerato politicamente vicino più alla Germania che alla Grecia. L’aura di innovazione e di “modernità” è stata quindi messa in discussione dopo due anni e mezzo  dall’avvio del nuovo esecutivo, anche per l’ultimo “enfant prodige” della politica italiana.

A produrre l’attacco al leder toscano sul versante della comunicazione e della”modernità” è stato Carlo Freccero, il quale in una intervista sottolinea che Renzi ha perduto smalto, sia a causa dell’immagine che dei contenuti. A Renzi viene contrapposto Varoufakis come esempio di concreta innovazione, perché veste con la maglietta e va in moto. Quindi Varoufakis secondo questa analisi incarna la nuova “modernità” vincente. Vorrei sottolineare che in termini di proposta politica o meglio di politica economica, Varoufakis non mi pare che abbia dato un contributo innovativo per il quale essere ricordato, dopo che sarà superata l’attuale fase della crisi greca. Forse sarà ricordato più per le camicie indossate sopra i pantaloni e per la motocicletta, ma credo che ciò non determini una inversione strategica nelle politiche economiche e finanziarie della UE.

Senza voler sembrare un tifoso di Renzi si può affermare che il governo attuale ha messo in cantiere politiche (che possono essere condivise o meno) che però incidono su aspetti reali del sistema economico e politico italiano: riforma PA, riforma della scuola, riforme istituzionali, riforma del lavoro, riforma fiscale, politiche per la ripresa (aumenti delle retribuzioni e sgravi alle imprese). Ciò che mi stupisce nel leggere certe analisi è il fatto che si voglia coniugare la questione dei contenuti politici con la forma nel quale vengono espressi, che per essere vincente, deve essere innovativa. Freccero parla proprio di un vero e proprio processo di marketing . Il concetto di modernità è uno dei concetti più ambigui che ha imperversato nel ‘900 e che ancora non si riesce a debellare. La modernità ad esempio è stata la linfa delle avanguardie artistiche, letterarie, musicali, dello scorso secolo.

In particolare il futurismo faceva leva proprio sulla lotta al passato all’odio per i musei, per la letteratura romantica, per le regole della società in generale. Mentre il futurismo russo guardava alla rivoluzione proletaria, poi sfociata nel 1917 nella rivoluzione d’ottobre (tradita e uccisa subito dopo pochi anni), il futurismo italiano, con la sua idea di modernità e lotta al vecchiume, è nei fatti diventato strumento di supporto ai disagi della gioventù intellettuale, che poi sarebbe andata al fronte nella prima guerra mondiale. Quella gioventù, dopo la guerra, avrebbe trovato nei fasci di combattimento di Mussolini il referente primario alle loro pulsioni antisistema.

Dunque la modernità non produce come alcuni credono un passaggio obbligato verso nuove e positive evoluzioni sociali in senso progressista. C’è anche la modernità che produce involuzioni sociali, che produce una cultura reazionaria. Concludendo. Un leader in giacca e cravatta non è di per sé simbolo di conservazione, così come un ministro dell’economia in maglietta e che viaggia in moto non è simbolo di una nuova politica a favore delle masse popolari. 

BRUNO PIEROZZI

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