Sicuramente non vi sarà sfuggita la differente strategia di
comunicazione emersa dalle due manifestazioni, quella della Cgil e quella della
Leopolda. Si è notato subito che i colori predominanti sono stati nettamente
diversi: il rosso e il celeste abbinato al rosa. Il rosso, simbolo del lavoro e della sinistra
europea, soprattutto quella socialista iscritta nel Pse; il celeste-rosa invece più il colore delle start-up, delle convention americane o, se vogliamo un esempio europeo, dei summits dei liberali dell'Alde.
Come anche il luogo scelto dalle due kermesse: la Cgil ha riempito la piazza,
luogo simbolo dello scontro e del ritrovato conflitto sociale, come anche punto
fermo di diritti acquisiti e non negoziabili nel turbinio della
globalizzazione; invece il gruppo dirigente renziano del Pd ha scelto la stazione ferroviaria, un non-luogo, simbolo del post-moderno, del nuovo inizio, della mobilità veloce e dello
spostamento continuo. Questa piccola divisione, come potete notare, ha radici nella profonda e diversa visione politica che ha oggi la suo interno il Partito Democratico. Credo che ci siano tutti i presupposti per il Pd, tirato
per la giacchetta dal sindacato da una parte e dalla grande industria
dall'altra, di una scissione. La frattura politica è insanabile dopo questa due
giorni e non diminuirà con l'andare del tempo, anzi il contrario. È innegabile
comunque che ci dovrà essere un quadro più chiaro nelle idee e nelle politiche
da seguire, soprattutto per molti che guardavano con interesse l'adesione al
Pse, ma si sono trovati con una visione in salsa post-togliattiana a seconda se la riunione sia al vertice del Pse o al meeting della Confindustria. Ricordiamoci però che è un problema nato fin dalla nascita del Pd e nel Pd
dovrà trovare necessariamente una soluzione. Un problema che si è riverberato
in tutta la sinistra italiana con la scelta di voler andare oltre la
socialdemocrazia, portando avanti la mutazione genetica della sinistra italiana
verso un partito liberaldemocratico di massa, generalista ed interclassista. Renzi è il supervisore di questo progetto che vedeva in Veltroni il suo originario artefice. Chi vincerà questa battaglia ideologica e di egemonia dentro al Pd e fuori il partito? Tutta la sinistra rimarrà a guardare?

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