sabato 25 ottobre 2014

PIAZZA vs STAZIONE: fenomenologia di una rottura.

Sicuramente non vi sarà sfuggita la differente strategia di comunicazione emersa dalle due manifestazioni, quella della Cgil e quella della Leopolda. Si è notato subito che i colori predominanti sono stati nettamente diversi: il rosso e il celeste abbinato al rosa. Il rosso, simbolo del lavoro e della sinistra europea, soprattutto quella socialista iscritta nel Pse; il celeste-rosa invece più il colore delle start-up, delle convention americane o, se vogliamo un esempio europeo, dei summits dei liberali dell'Alde. Come anche il luogo scelto dalle due kermesse: la Cgil ha riempito la piazza, luogo simbolo dello scontro e del ritrovato conflitto sociale, come anche punto fermo di diritti acquisiti e non negoziabili nel turbinio della globalizzazione; invece il gruppo dirigente renziano del Pd ha scelto la stazione ferroviaria, un non-luogo, simbolo del post-moderno, del nuovo inizio, della mobilità veloce e dello spostamento continuo. Questa piccola divisione, come potete notare, ha radici nella profonda e diversa visione politica che ha oggi la suo interno il Partito Democratico. Credo che ci siano tutti i presupposti per il Pd, tirato per la giacchetta dal sindacato da una parte e dalla grande industria dall'altra, di una scissione. La frattura politica è insanabile dopo questa due giorni e non diminuirà con l'andare del tempo, anzi il contrario. È innegabile comunque che ci dovrà essere un quadro più chiaro nelle idee e nelle politiche da seguire, soprattutto per molti che guardavano con interesse l'adesione al Pse, ma si sono trovati con una visione in salsa post-togliattiana a seconda se la riunione sia al vertice del Pse o al meeting della Confindustria. Ricordiamoci però che è un problema nato fin dalla nascita del Pd e nel Pd dovrà trovare necessariamente una soluzione. Un problema che si è riverberato in tutta la sinistra italiana con la scelta di voler andare oltre la socialdemocrazia, portando avanti la mutazione genetica della sinistra italiana verso un partito liberaldemocratico di massa, generalista ed interclassista. Renzi è il supervisore di questo progetto che vedeva in Veltroni il suo originario artefice. Chi vincerà questa battaglia ideologica e di egemonia dentro al Pd e fuori il partito? Tutta la sinistra rimarrà a guardare?

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