L'approccio
al problema di questa regione è indubbiamente complesso e il pronostico dello
storico rumeno Gheorghe Brătianu con riferimento al destino del Mar Nero è
illuminante: "il teatro
offerto dal bacino del Mar Nero favorisce [...] considerazioni che oltrepassano
i problemi regionali e vengono rapportati alle forze che agiscono sulla storia
universale". L'identità geografica della regione è costruita in
primis dagli stati rivieraschi: la Bulgaria e la Romania a ovest, l'Ucraina e
la grande Russia a nord, la Georgia a est, e le ampie coste settentrionali
della Turchia a sud. A rendere ancor più complessa la materia, tuttavia, è il
fatto che la regione stessa si presenta estremamente composita per ragioni
storiche ben note, basti pensare alle numerose genti che si sono susseguite nei
secoli e che popolano quelle terre ancor oggi: traci, greci, sciti, romani,
bizantini, turchi, proto bulgari, russi e molti altri. A un osservatore attento
non può sfuggire il fatto che considerarla come regione unitaria sia solo
un'elaborazione del pensiero strategico delle grandi potenze. È senza dubbio
vero che la realtà geografica delle risorse, delle vie di trasporto e delle
poste in gioco territoriali è un dato che oggettivamente unisce concettualmente
i rapporti fra le nazioni e le regioni dell'area. E' però altrettanto vero, che
le differenze culturali, sociali e politiche sedimentatesi lungo il corso della
storia non possano non influire a loro volta, rendendo improbabile - se non
impossibile - l'unitarietà delle percezioni dei vari attori regionali riguardo
ai propri interessi nella regione del Mar Nero. Un'analisi più approfondita non
può prescindere dall'inclusione di Stati che seppur diversi e più lontani,
contribuiscono oggi a caratterizzare in profondità una regione che ha
progressivamente ampliato i suoi confini. Pertanto, Armenia, Azerbaigian,
Moldavia e Grecia, benché non siano Stati litoranei, diventano naturali
protagonisti a livello regionale per storia, prossimità e stretti legami con
gli altri "vicini".
Il
concetto di regione del "grande Mar Nero", che include anche questi
Stati, trae le sue origini da due fatti principali. Il primo è il tentativo,
fatto soprattutto per volere della Turchia dopo la disgregazione dell'URSS, di
istituzionalizzare le relazioni economiche degli Stati del bacino del Mar Nero,
del Mar Egeo e del Mar Caspio (sponda occidentale) nell'Organizzazione per la
Cooperazione Economica del Mar Nero o BSEC. Sono quindi stati cooptati nel
progetto insieme agli Stati rivieraschi, paesi che non sono direttamente
bagnati dal Mar Nero. L'importanza dell'interconnessione tra i tre bacini
marittimi era evidente fin dall'inizio per gli operatori economici ed
energetici. Il secondo tentativo è stato l'elaborazione del concetto di Wider Black Sea Region (WBSR) da parte di un think-tank euro-atlantico - German Marshall Fund of the United
States - all'inizio del
decennio scorso. Alcuni studiosi tra cui Ronald Asmus, Svante Cornell e Gareth
Winrow hanno evidenziato quanto lo spazio geografico - politico lungo la
direttrice Mar Caspio - Balcani fosse diventato ormai fondamentale per il
controllo degli equilibri eurasiatici, per i rapporti tra Russia e Occidente e
per la solidità dell'asse euro-atlantico nei rapporti con il Medio Oriente. Si
potrebbe ulteriormente discutere se la WBSR incorpori anche i due paesi chiave
per l'approvvigionamento energetico, Kazakistan e Turkmenistan, il cui sbocco
sul Mar Caspio è dal lato orientale del grande lago salato. Sul piano della
politica di sicurezza energetica, la risposta risulta affermativa data
l'inseparabilità dei due paesi centrasiatici dalle dinamiche geo-economiche della
direttrice Transcaucaso - Mar Nero - Europa centro-orientale. In questo senso,
tuttavia, la regione chiamata Greater
Caspian region e la regione
del "grande Mar Nero" tendono a sovrapporsi e si aprirebbe la
questione dell'appartenenza o meno dell'Iran alla WBSR. Il concetto di Wider
Black Sea Region è praticamente contemporaneo a quello di Greater Middle East e
la sua genesi è riconducibile alla rielaborazione dello spazio geopolitico da
parte statunitense agli albori del XXI secolo. Si tratta invero di un periodo
in cui la minaccia delle reti terroristiche di ispirazione islamica, le
ambizioni militari dei cosiddetti "Stati canaglia", l'ascesa della
potenza cinese, il tentativo russo di tornare potenza globale e la sfida per le
risorse strategiche divengono aspetti distinti ma correlati della sfida al
primato statunitense nel sistema internazionale.
Sul
piano storico e geopolitico, la regione allargata è divenuta, dopo la fine
della Guerra Fredda, una vasta area-perno che mette in comunicazione l'asse euro-atlantico
con la Russia, l'Asia centrale e il Medio Oriente. Ma essa è anche il limes culturale fra l'Occidente, la Russia -
perennemente alle prese con la secolare questione del suo rapporto con l'Europa
- e il mondo musulmano. Ne consegue che la regione del Mar Nero potrebbe
assumere due vesti opposte: da un lato, come afferma il geografo e
geopolitologo Saul Bernard Cohen, essa potrebbe diventare una "porta"
(gateway) in grado di mettere in comunicazione in modo virtuoso l'area
geostrategica occidentale, a conduzione statunitense e incentrata sul dominio
dei mari, con quella eurasiatica, imperniata sulla potenza russa e con l'area
mediorientale. Dall'altro, potrebbe diventare una grande "area di
frattura" (shatterbelt) nel sistema internazionale, cioè
contraddistinta da conflitti regionali (si parla di conflitti congelati in
Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud, Nagorno-Karabakh) peggiorati
dall'ingerenza di grandi potenze esterne. Di conseguenza, la possibilità di
degenerazione dei conflitti latenti pone seri interrogativi in tema di
sicurezza energetica. La capacità di alcuni Stati di assicurare la continuità
nelle forniture energetiche, grazie agli oleodotti e gasdotti che attraversano
il loro territorio, sarebbe infatti dimidiata qualora i guerriglieri
separatisti decidessero di colpire tali infrastrutture.
Da un
lato proprio l'interesse economico-energetico e dall'altro la nuova prospettiva
del problema politico e strategico della regione (toccando implicitamente anche
la sicurezza), dovuta all'acceleramento dei processi di globalizzazione e
integrazione regionale, ha attirato l'interesse di 3 macro-attori geopolitici:
l'Unione Europea, la NATO e la Russia. In primo luogo, l'Unione Europea è
interessata alla geopolitica del Mar Nero tanto per ragioni di sicurezza e
stabilità, poiché la Politica Europea di Vicinato include anche una strategia
per l'Est Europa e il Mar Nero, quanto per ragioni economiche, considerando la
dipendenza dell'Unione dalle risorse energetiche russe. Inoltre, per rafforzare
il suo ruolo all'interno della regione del "grande Mar Nero", l'UE
firmò degli accordi di collaborazione con l'Ucraina (perno geostrategico nel
Mar Nero) e con la Moldavia, ammettendo la Romania e la Bulgaria come candidate
all'adesione nella comunità. A sua volta, l'adesione dei due paesi assunse il
significato di garantire una zona di sicurezza nei Balcani, contesto inter‐regionale
di interferenze cristiano‐musulmane.In secondo luogo, la NATO ha esteso la sua
influenza sia alla parte orientale che meridionale del bacino del Mar Nero,
includendo nelle sue strutture e concludendo accordi operativi con la Turchia,
la Romania e la Bulgaria; di contro, le ex-repubbliche sovietiche Georgia,
Azerbaigian e Armenia hanno espresso già dal 2004 la loro volontà di aderire al
Patto Atlantico e sono state ammesse al "Partenariato per la Pace".
Inoltre, sia l'Ucraina, sia la Russia hanno firmato un accordo bilaterale di
partenariato con l'Alleanza.In ultimo, la Federazione Russa - principale forza
economica e militare della regione del Mar Nero sino allo smembramento del
comunismo - ha dovuto affrontare negli ultimi anni la necessità di costruirsi
una nuova identità geopolitica.Con riferimento alla quantità di risorse che la
Federazione Russa possiede, non solo per la vastità del suo territorio, ma
anche per la ricchezza del suo sottosuolo, la Russia dispone delle più grandi
riserve di risorse minerarie del mondo. Circa 1/3 dei giacimenti mondiali di
minerali metallici e di carbon fossile si trovano in territorio russo e si
ritiene anche che la nazione possieda ingenti riserve di petrolio. Nei pressi
di Kursk è situato un ingente giacimento di minerali di ferro, mentre
giacimenti minori di manganese si trovano nella zona degli Urali. E' stata
inoltre riscontrata una forte presenza di nichel, il tungsteno, il cobalto. La
Russia possiede inoltre importanti quantitativi di minerali metallici non
ferrosi, come ad esempio il rame, presente in grandi quantità negli Urali. Fino
al 1955 il carbone era la principale fonte energetica, sostituito negli anni
Settanta dal petrolio e dal gas naturale ricavati soprattutto dai giacimenti
della Siberia occidentale e della fascia Volga-Urali. Nel 2003 la produzione di
energia da centrali termoelettriche copriva il 64,7% della produzione totale di
energia. Anche dal punto di vista militare essa può a ragione essere definita
la potenza maggiore della Regione perché possiede la flotta più grande (Flotta
russa del Mar Nero).Fatta eccezione per le controversie con l'Ucraina per il
controllo marittimo in Crimea, la Russia ha manifestato la sua intenzione di
consolidare la propria posizione geopolitica nel suo "prossimo
vicinato" (strategia elaborata nel 2007) che include il mantenimento,
tramite il Mar Nero, dell'accesso ai "mari caldi". Inoltre, sotto
l'aspetto economico è nota la politica aggressiva di Gazprom e Lukoil sulla
piazza energetica della WBSR, che ha coinvolto gli altri Stati della regione:
Bulgaria, Grecia, Turchia e Romania. Infine, per contrapporsi all'influenza
dell'Alleanza Atlantica e dell'UE, la Russia ha rafforzato le sue
collaborazioni con gli Stati della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, in
russo: Sodružestvo Nezavisimych Gosudarstv: è una confederazione composta da
nove delle repubbliche dell'ex Unione Sovietica) - Bielorussia, Kazakistan,
Kirghizistan, Tagikistan - attraverso la costituzione dell'Unione Economica
Eurasiatica (2005) e l'avvio del progetto di un sistema monetario unico (2010).
Non dimentichi di un attore di grande rilevanza della regione come la Turchia, riscontriamo
come questo Paese promuova una politica piuttosto contraddittoria riguardo al
Mar Nero, tentando di mantenerlo "mare chiuso". Essa si serve, a
questo fine, del controllo degli Stretti Turchi (Bosforo e Dardanelli), che
sono gli unici accessi al bacino semichiuso. Nonostante la "questione
degli stretti" sia stata per alcuni secoli il teatro di aspri scontri tra
la Turchia e la Russia, oggi i due attori principali muovono i primi passi
verso una strategia collaborativa. Il puzzle geopolitico appena descritto
consta di macro attori ma lascia anche spazio per un pluralismo geopolitico
variegato. Gli Stati più piccoli sono senza ombra di dubbio attori dai ruoli
più dimessi, ma per ciò stesso non meno incisivi e interessanti. Questa è la
motivazione che ci ha spinti a soffermarci su uno in particolare, ovvero sul
ruolo rivestito dalla Bulgaria. Si tratta di uno Stato che per la sua posizione
geografica aspira a crescere e superare i "ristretti" confini
nazionali per affermarsi come attore attivo all'interno della politica della
WBSR. E lo fa contemporaneamente nelle vesti di Stato sovrano con una
"situazione" strategica comoda (sbocco sul mare) e nelle vesti di
membro dell'UE e della NATO, che gli conferisce un maggiore potenziale estero e
amplia il suo campo di manovra, necessario per perseguire questo obiettivo.
Anna Miykova
fonte: Blog di Paola Casoli

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