mercoledì 5 marzo 2014

La Grande Bellezza for dummies

Sono tre anni che non scrivo di cinema, e credo sia la prima volta in assoluto che parlo di un film che non ho visto nelle ultime 24/48 ore. Eppure, svegliarsi la mattina e leggere coseassurde su “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino ti invade la testa di pensieri e ti porta a spingere i caratteri della tastiera come se si fosse impossessati dallo spirito di Mereghetti (che per sua fortuna è ancora vivo).
La Grande Bellezza è il secondo film di Paolo Sorrentino dal 2008, anno di uscita de Il Divo,film che fu scartato dalla corsa agli Oscar in favore di Gomorra. Dopo il Divo è uscito la prima produzione Made in USA di Sorrentino, This must be the place, un film maldestro e sconclusionato, e questo paraculissimo LGB. In realtà, il miglior Sorrentino è quello di altri due film (sconosciuti ai più): Le conseguenze dell’amore L’amico di famiglia, sicuramente tra i film italiani migliori dal 2000 ad oggi.
Adesso arriviamo al film. Su LGB esistono due momenti di ricezione: il primo è dell’aprile 2013, periodo in cui il film uscì nelle sale, il secondo risale a ieri, subito dopo la premiazione dell’Oscar. Io vidi il film circa a ottobre, me ne feci un’opinione e vidi che cozzava con quella più diffusa, che ne parlava in toni tendenzialmente entusiastici.
 Che differenza c’era tra il pubblico di aprile 2013 e quello di marzo 2014? Una, ma sostanziale: chi andò a vedere LGB in sala era un pubblico tendenzialmente colto, che probabilmente aveva già raccolto opinioni sul film e che era in grado di inserirlo sia nella cinematografia di Sorrentino, sia in un discorso di “storia del cinema”. Tale pubblico spesso è da considerare più “cinefilo” che semplicemente “appassionato di cinema”, gente che nel suo santa santorum personale ha conservate le pellicole di Lynch, Lumet e Fellini, e che per questo non solo è in grado di cogliere lo spirito del film di Sorrentino, ma è anche in grado di apprezzarlo. Il pubblico che ha visto il film ieri invece è un pubblico tendenzialmente televisivo, che per anni è stato nutrito a Zelig, fiction di serie z, Uomini e donne e robe varie. Per un pubblico del genere recepire il messaggio de LGB era un’impresa difficilissima non per motivi strani, ma semplicemente perché non è abituato a cogliere lo spirito di prodotti che richiedono uno sforzo di comprensione o a contestualizzare i  film in una prospettiva storicistica.
E qui arriva il momento in cui il sottoscritto si mette a fare lo spiegone: LGB è un film sul niente, così come erano film sul niente diversi film di Fellini, da cui Sorrentino ha colto a piene mani. Il fatto che le scene fossero staccate e sconnesse è semplicemente una tecnica che in letteratura è nota come stream of consciousness e che al cinema è stata rielaborata da Fellini e da diversi altri autori. Ecco, la chiave di volta per capire LGB è quella di comprendere che si tratta di un film sul nulla, così come era un film sul nulla, per dire, 8 e ½. Se non si conosce Fellini e il suo cinema comprendere LGB diventa impresa ardua.
Ora, capire un film non implica il fatto di apprezzarlo: per quel che lo riguarda, il sottoscritto ritiene Fellini uno degli autori più superati della cinematografia italiana (al contrario, Monicelli e Leone mantengono ancora  oggi un enorme senso di modernità nel loro cinema), e così come non apprezza Fellini non ha apprezzato LGB: è un film nato vecchio, un’operazione commerciale fatta apposta per piacere all’estero e negli USA in particolare. Non a caso, il mio tifo per la statuetta era tutto per La Vita di Adele, film francese che, ne sono sicuro, se fosse proiettato in televisione in Italia farebbe scalpore anch’esso per tutti i motivi sbagliati del lotto.   
Ecco, ora se vi va rivedete il film e cercate di metabolizzarlo meglio. Critiche come ma non è La vita è bella (nessun film è La vita è bella a parte La vita è bella), sputtana Roma e gli italiani (no, non li sputtana, semplicemente gli dà un tono decadente, il che in un certo qual modo ci nobilita più che sputtanarci) o ma uno quando vede un film lo fa per distrarsi, era meglio Checco Zalone (no comment) non sono accettabili. E magari ricordate il vecchio adagio di un tale dell’800: di ciò che non si sa, è meglio tacere.

Alessandro Pangallo

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