domenica 28 aprile 2013

Presidente della Repubblica. Una trappola per la Politica e la Democrazia?

Sensazioni o forse sesto senso politico? La vicenda che ha coinvolto l'elezione del Presidente della Repubblica, pare esser diventata una trappola solamente per il PD ed il suo leader Pierluigi Bersani. Siamo sicuri però che la trappola abbia avuto effetto unicamente per il partito di Largo Nazareno? Dopo tot. votazioni abbiamo assistito al completo scollamento tra la realtà politica e la realtà sociale dei cittadini. Si è compreso come molti elettori fossero poco inclini ad aspettare decisioni calate dall'alto capendo poco o nulla della reale dialettica politica del nostro Paese e forse delle regole democratiche, ma al contrario si è intuito benissimo come la classe politica non sia, ad oggi, più legittimata dal popolo. Anzi, da ora in avanti si acuiranno i contrasti e si sottolineeranno le differenze tra la prassi politica e la prassi della società civile, con uno sfogo parlamentare ed un'azione 'politica' ben precisa derivante dal M5S. 
Forse le sensazioni in Politica contano veramente poco e questa mia sensazione è ovvia, ma un fondo di verità esiste: la politica non parla più lo stesso linguaggio del popolo italiano. Non comunicano i due mondi, c'è poco da fare. Se la prassi politica non viene più accettata dagli elettori, qualcuno dovrebbe suonare un campanello d'allarme. Le regole democratiche che ci hanno donato i nostri Padri Costituenti non rappresentano il terreno ideale dello scontro politico, anzi sono a volte l'origine della contesa. Il problema quindi è duplice: da un lato, secondo 'la gente' sono state messe a dura prova dall'odierna classe politica che non le rispetta, dall'altro lato non rappresentano più il campo della contesa politica, per quanto riguarda i partiti, i quali sono propensi ad usare modelli diversi a seconda delle teorie politologiche in auge.
Come si ristabilisce una normalità nel solco della Costituzione? Come si può ricostruire l'agorà dove possono partecipare i cittadini senza che puntino il dito della diffidenza? Non bastano i rimedi a breve termine come l'elezione della Boldrini alla Camera e quella di Grasso al Senato oppure - permettetemi di togliere un sassone dalla scarpa - l'investitura online di Rodotà a Presidente della Repubblica. Nossignore non basta. Perché come è stato dimostrato dalle vicende degli ultimi 20 anni, l'anti-politica si alimenta sempre in modo onnivoro di qualunque forma di compromesso della vita politica italiana anche se questo è sancito in modo chiaro nella nostra Costituzione. Dnatura è negazionista in più è contradditoria a priori, ti sbrana come se ogni proposta non andasse bene perché poco confacente alla società civile. Questo è il vero nodo della situazione sul Presidente della Repubblica.  Se si continua ad alimentare di proposito a piccole dosi questo sentire comune che (ahimé?!) invade la piazza, non si imbonirà la folla per tanto tempo, ma anzi si diventerà complici di un sistema che non aiuta la primazia della Politica ma solamente il suo declino. Indorare la pillola servirà a diventare un mago agli occhi della folla in questa fase politica, ma nel lungo termine la folla reagirà e chiederà sempre nuove teste da tagliare, cercando poi in seguito un nuovo salvatore della Patria da ergere a difesa delle sue conquiste. Rompere questo meccanismo pericoloso per la difesa della Politica non è un affare da poco conto, ma è un dovere per chi tiene alla nostra democrazia parlamentare. Non serve dunque l'autoritarismo per uscire da questa crisi politico-culturale, ma dobbiamo invertire il paradigma, essere invece autorevoli perché legittimati. Creare una profonda fiducia tra i rappresentanti ed i rappresentati, anche cercando di non far morire alcuni ideali e sentimenti a cui tengono i nostri concittadini: della serie non vorrei morire democristiano in un partito che non mi rappresenta. Questo è il nodo vero del Paese per il futuro. 

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